E’ deciso, oggi Gabriele ed io dedicheremo la giornata a insegnare a Luca i primi rudimenti di armo delle grotte. In teoria doveva essere una uscita in palestra di roccia a Montecelio per tutto lo Shaka Zulu per ripassare le tecniche su corda e per armare, ma anche per passare una giornata assieme. Poi pero’ avvicinandoci alla giornata designata il gruppo e’ andato via via assottigliandosi finche’ siamo rimasti solo noi tre.
Siamo pochi, inoltre domani ospiteremo il GsCai di Teramo, verranno con gli allievi del corso a visitare grotta Stoccolma, mi viene da pensare…perche’ non approfittare oggi per armarla? Sarebbe come prendere i classici due piccioni con una fava, faremo fare pratica a Luca direttamente in grotta e ci ritroveremo la grotta armata per domani. Alla mia proposta di cambiare la destinazione e andare a fare lezione d’armo direttamente in grotta l’adesione e’ unanime, quindi dopo aver fatto le dovute soste passiamo per prima cosa da Nerone per un saluto e poi…

…in magazzino a prendere corde, attacchi, trapano e altre cose utili per la nostra lezione d’armo.

La giornata e’ bella e il sole invoglia a goderne, quindi strada facendo ci fermiamo volentieri a controllare alcuni buchi. Ce n’e’ uno in particolare, vicino alla chiesa che Nerone ci ha detto essere interessante. Facciamo una breve deviazione per darci uno sguardo.

A prima vista il buco non e’ granche’.

Pero’ poi andando a guardare dentro si vede che e’ un signor buco quasi cilindrico di circa tre metri di diametro. In fondo si vede roccia ma i metri cubi di terra, forse instabile, che la sovrastano induce alla prudenza. La lasciamo stare senza disturbarla oltre.

Strada facendo ci fermiamo a visionare altri buchi. Da lontano sembrano promettenti ma da vicino non mantengono l’illusione.

Abbandoniamo Livata per imboccare la sterrata che porta a Cervara. Luca mentre andiamo nota un buco lungo strada che sembra interessante. Scendiamo per darci un’occhiata. Da rivedere, ma non ora.

Arriviamo finalmente nei pressi della grotta. Parcheggiamo a bordo strada e iniziamo a prepararci. In contemporanea Gabriele ed io iniziamo a bombardare il povero Luca di informazioni su fix, spit, punte del trapano, trapani e il loro uso corretto, corde, nodi e tanto altro.

Quando finalmente sono pronto prendo una parte del materiale e mi avvio mentre Luca termina di prepararsi.

Mi fermo a prendere un paio di foto a una grotta vicina a grotta Stoccolma. Si tratta del buco dell’equinozio (LA915) che ho sempre visto da fuori e non mi e’ ancora capitata l’occasione di entrarci.

Per completezza prendo anche una foto dell’ingresso da lontano ma il sole me la rovina un poco.

Ecco la conca della dolina che ospita l’ingresso della grotta Stoccolma.

Mi avvicino prendendo altre foto.

Mentre aspetto Luca mi guardo in giro, un buco mi incuriosisce. Mi fermo a guardare meglio. La parte iniziale e’ troppo stretta ma poi si vede che allarga. Sembra interessante.

Arrivano Luca e Gabriele, racconto loro del buco che ho appena visto ma loro mi informano che e’ conosciuto e comunicante con la grotta Stoccolma. Peccato.
Iniziamo con la parte pratica della lezione d’armo. Gabriele provvede a seguire Luca per l’armo del primo pozzo. Io prendo un po’ di materiale e vado a divertirmi ad armare un’altra via per scendere. Gabriele non si e’ preparato per entrare in grotta, vista la bella giornata ha deciso di andare a rivedere alcuni ingressi nei dintorni.

Ecco Luca che inizia ad operare.

Prepara un doppio attacco per la partenza poi monta la corda, su cui monta il proprio discensore ed inizia a scendere la prima via armata da lui, quasi un momento storico!

Merita proprio una foto celebrativa.

Visto che lui scende anche io vado alla nuova via che ho attrezzato e scendo. Lo supero subito perche’ lui deve fare sosta per attrezzare anche un deviatore intermedio.

Quando siamo di nuovo assieme proseguiamo con l’armo. Tra le rocce vicino al primo pozzo Luca nota un insetto e me lo indica. Sospendiamo le attivita’ per fargli qualche foto.

Guardando bene mi accorgo che sono due. Mi contorco per riuscire a far loro una foto. Questo e’ il primo.

E questo e’ il secondo.

Dopo le foto ai “bacarozzi” riprendiamo con l’armo. Abbiamo di fronte a noi il primo pozzo interno, un P8 a sentire il rilievo. Decidere dove posizionare il deviatore intermedio ci prende qualche secondo in piu’. Alla fine decidiamo per l’armo “standard” ma poi scendendo vediamo che la corda tende a toccare se non si fa attenzione. Protremmo migliorarlo. Ce lo segniamo mentalmente per rivederlo al ritorno.
La grotta prosegue con un lungo e ripido scivolo che di solito per la progressione normale non viene armato. Troviamo il doppio attacco per la partenza e Luca attrezza la corda.

Purtroppo pero’ durante la discesa le pareti si contorcono leggermente quindi la corda tocca. Dobbiamo attrezzare alcuni deviatori.

I deviatori non previsti ci fanno consumare piu’ materiale di quello preventivato quindi arrivati al saltino detto P9 alla fine dello scivolo ci ritroviamo senza attacchi.

Ci fermiamo vicino a questa particolare concrezione, una via di mezzo tra una stalagmite e una vela, per attrezzare il P9. Una nuova ricerca negli zaini e sulla roba che abbiamo appesa all’imbrago ci conferma che abbiamo terminato gli attacchi, abbiamo pero’ ancora le corde, il trapano e qualche fix. Su un lato della parete ricaviamo un attacco naturale, dall’altra parte piantiamo un fix. Sistemiamo poi la corda come se l’attacco lo avessimo e lasciamo cosi’ la corda predisposta per domani. Il P16 finale lo armeremo domani.

Tornando indietro sistemiamo anche il deviatore sul P8 e poi usciamo.

Non sono ancora le 5 del pomeriggio e gia’ la luce del giorno ci sta lasciando. Con lei anche il calduccio del sole lascia il posto ad un gelo notevole.

Aspetto che Luca, da bravo armatore, termini di togliere la corda del pozzo d’ingresso e sistemi tutto nello zaino.

Per ingannare il freddo lo importuno per delle foto.

Gabriele e’ alla macchina che ci aspetta. E’ irrigidito dal freddo e subito ci annuncia che la temperatura e’ scesa a 2 gradi. Ci cambiamo velocemente per andare a rifugiarci tutti in macchina.

Il ritorno e’ tranquillo accompagnato da commenti vari sulla giornata d’armo. Una bella giornata. Alla prossima.