Bucio Nero’ – 30/09/2023

Per festeggiare la fine di settembre Gabriele ed io andiamo a Bucio Nero’ per continuare ad alimentare la speranza che questo cunicolo diventi finalmente una grotta degna di questo nome.

Avrebbe dovuto esserci anche Aurora per allietare la giornata ma impegni inattesi quanto irrinunciabili la costringono a rinunciare.

Dopo le soste canoniche arriviamo a Fondi di Jenne in una ridente giornata di sole, con una temperatura finalmente piacevole. Iniziamo subito a prepararci, senza troppo entusiasmo, pensando al gran fango che ci attende.

Appena semi-pronto mi avvicino alla grotta con tutta la mia attrezzatura e tutto il necessario per armare il primo pozzo. Il recinto appare sempre piu’ sofferente. Speriamo che Nerone trovi il tempo per lui, prima o poi.

Sistemo la corda ma ancora non ho voglia di mettermi addosso il necessario e iniziare a sudare. Rivedo mentalmente la direzione della grotta e provo a seguirla all’esterno. Dopo circa 20 metri mi giro verso la grotta per verificare la direzione, mi sembra corretta.

Andando avanti non mi sembra ci siano altre doline “notevoli” che potremmo incontrare. Non so se e’ una cosa positiva, speriamo di si.

Arriva anche Gabriele.

Eccolo, gia’ pronto.

Oltre a lui ci sono solo io. Mi faccio un selfie.

Stavolta entro per primo, non voglio sudare troppo. Alla prima saletta urlo la libera a Gabriele e intanto inizio a togliermi l’attrezzatura che, speriamo per ora, non serve.

Una foto al cunicolo fangoso che mi attende.

Una foto al ramo laterale che abbiamo quasi ostruito con i sassi.

Arriva Gabriele, passo il cunicolo fangoso. Arrivato nella saletta intermedia aspetto con relativa pazienza che Gabriele leghi lo zaino alla corda che usiamo per passarlo attraverso il cunicolo fangoso. Lo recupero dopo un paio di incastri risolti brillantemente da Gabriele e poi me lo trascino fino alla nuova sala. In attesa di Gabriele faccio una foto a una minuscola pozza d’acqua con i minerali che piacciono a Luca.

Eccolo che arriva.

Dice di essere incastrato ma mentre mi ingegno su come aiutarlo risolve da solo.

Iniziamo a lavorare. In questo punto della grotta la roccia e’ cosi’, bianca con tante venature rosse. Servirebbe il consiglio di un geologo per sapere di cosa si tratta.

Lavoriamo senza sosta per un paio d’ore. Ora sembra che il passaggio si affrontabile. Gabriele si offre volontario per tentare.

Niente da fare, e’ ancora troppo stretto. L’uscita dal pertugio non e’ semplice e Gabriele ne esce vittorioso ma quasi stremato.

Ma non possiamo arrenderci proprio ora. Proseguiamo lo scavo per un’altra mezz’ora. Alla fine il passaggio sembra essere abbastanza largo. Chiedo a Gabriele se voglia riprovare lui ma declina gentilmente l’offerta. Visto quanto ha faticato lui poco prima, io per sicurezza mi tolgo l’imbrago e vado.

Scivolo dentro senza difficolta’, anche se non e’ larghissimo. Dopo qualche contorsione e molti sbuffi riesco finalmente a mettermi seduto e guardarmi intorno.

Davanti ai miei piedi arriva un tenue ma deciso soffio di aria gelida, una minuscola fessura a un metro di distanza da me mostra un nero che fa immaginare un pozzo. Non tento nemmeno di tirarci un sasso dentro, lui e’ piccino tanto e io sono troppo nello stretto per poterci provare. Con fatica mi sollevo quel tanto che basta per verificare il buco sopra la mia testa. Nulla, termina dopo nemmeno mezzo metro.

Terminate le esplorazioni chiedo a Gabriele la mazzetta e il trapano per allargare un poco la via del ritorno nella speranza di faticare meno di Gabriele.

Allargato meglio che potevo ripasso gli attrezzi a Gabriele, faccio una foto verso di lui, e poi con un sospiro tento l’uscita.

Esco con non troppa difficolta’ ma e’ impensabile proseguire il lavoro in avanti se prima non si rende comodo il passaggio. Tento una foto al nuovo tratto esplorato ma ora anche la fotocamera e’ stanca e ne esce fuori poco. Tra l’altro mi accorgo che il tasto multifunzione deve essersi rotto perche’ provo a mettere il flash ma non si riesce proprio. Premendo il suddetto tasto nulla succede. Prova anche Gabriele ma con il mio stesso risultato. Strano, questa e’ la quarta fotocamera Fuji che utilizzo e le altre non avevano mai manifestato un problema del genere.

Usciamo. Io vado per primo portando con me lo zaino con gli attrezzi. Sono fuori, urlo la libera a Gabriele e lo aspetto.

Intanto mi tolgo di dosso l’attrezzatura, oramai piena di fango, come sempre.

Inganno l’attesa fotografando i cavalli ma la fotocamera e’ ancora scossa.

Ecco Gabriele che arriva.

Terminiamo insieme di togliere la corda poi torniamo alla macchina dove ci cambiamo senza fretta gustandoci la temperatura mite e l’ultimo sole della giornata.

Il ritorno passa veloce tra chiacchiere e ipotesi sul possibile pozzo che ci aspetta. Alla prossima.

Avatar di Sconosciuto

About fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.