Gabriele ed io a continuare il lavoro infinito a questo abbozzo di grotta. Lei non cede ma neanche noi molliamo. Vedremo chi la spuntera’.
La mattina partiamo da casa, facciamo le solite tappe canoniche al bar e al magazzino e poi saliamo a Fondi di Jenne. Una volta arrivati ci accorgiamo di una sorpresa. Elia e’ venuto a trovarci per un saluto, per lui una sgambata mattutina, in bicicletta, da Subiaco a Fondi di Jenne e’ cosa da nulla, beato lui.

Sono pronto al minimo indispensabile, fa troppo caldo per vestirmi completamente. Prendo le mie cose e ingaggio Elia per portare gli zaini fino alla grotta mentre Gabriele termina i suoi preparativi. Passiamo davanti alla solita dolina e come al solito mi fermo a vedere in che condizioni e’.

Mmmmm, si sta rapidamente riempiendo di rovi, ancora una stagione e non si potra’ piu’ scenderci dentro. Peccato.

Ma andiamo avanti la nostra grotta ostica ci attende.

Il cancello inizia a sentire il peso degli anni, andrebbe risistemato, un lavoro per l’artista de “gliu stringo'”, il nostro Nerone. Sulla rete che abbiamo messo a protezione dell’ingresso il solito mucchietto di sassi che qualche buontempone curioso tira. Sono sicuro ci sia un interesse scientifico dietro questo immancabile tiro di sassi, sicuramente chi lo fa vuole verificare se la legge di gravita’ vale anche per i sassi tirati dentro un buco per terra, anche se protetto da recinto e rete. Nella mente dello sperimentatore si tratta sicuramente di impedimenti messi la’ appositamente per rendere l’esperimento piu’ interessante.
Vabbe’, diamo una sistemata sommaria al recinto scassato, apriamo l’accesso e andiamo a togliere i sassi incastrati tenacemente nella rete prima di scansarla e mettere la corda per scendere.

Elia ed io abbiamo da poco terminato questi lavori preliminari che arriva anche Gabriele, gia’ tutto bardato e pronto per scendere. Elia prende commiato e si avvia di buon passo a recuperare la bicicletta. Grazie per la visita, Elia.

Mentre io termino la vestizione Gabriele entra per scendere e terminare l’armo.

Appena indosso la tuta inizio a sudare copiosamente. Termino svelto di prepararmi e scendo fino al primo frazionamento inondando di terra il buon Gabriele che e’ proprio sotto di me. Un “grazie” con un tono vagamente sarcastico e’ il premio per il mio buon servizio di acclimatamento.

Quando Gabriele termina, scompare per il tratto fangosissimo. Ancora pochi secondi e sento la “libera”. Lo seguo velocemente. Nella prima saletta, oramai ingombra di sassi, anche quelli lanciati dai nostri lanciatori ignoti, sembra tutto a posto. Il cunicolo dove dovremo infilarci a breve sembra sgombro. Visto che Gabriele ancora non conosce la zona nuova della grotta e’ deciso, andro’ avanti io a fare gli onori di casa. Mi libero della attrezzatura che per ora, purtroppo, e’ inutile e la sistemo sul solito spuntone di roccia. Pronto per la nuova infangata.
Il cunicolo, inizialmente volta molto comodo, si e’ decisamente ristretto perche’ ingombro di fango bagnato e sassi. Mi porto dietro la corda di servizio che usiamo per passarci lo zaino con il necessario per lavorare.
Anche il cunicolo successivo e’ a posto, proseguo facendo strada a Gabriele.

Arrivo nella nuova saletta, finalmente un posto dove poter stare in piedi. Per prima cosa faccio una foto per documentare l’attuale “fronte esplorativo”, nome pomposo per indicare l’ennesimo meandrino stretto che ci ostacola.

Gabriele affronta il passaggio per arrivare alla saletta. Mi giro verso di lui per dargli indicazioni e provare a dargli una mano. Anche se il passaggio e’ molto migliorato, forse e’ ancora un poco ostico.

Gabriele come al solito “interpreta” il passaggio a modo suo e in breve eccolo qua che arriva.

Iniziamo a lavorare. Visto che lo spazio c’e’ e l’attrezzatura pure, ci dividiamo in due cantieri. Gabriele si dedica ad allargare l’arrivo alla sala, io la possibile prosecuzione. Andiamo veloci il piu’ possibile, oggi abbiamo poco tempo, dobbiamo tornare a Roma in tempo per la festa di compleanno di Betta.
Lavora lavora e poi ancora lavora. I risultati alla fine si vedono, nulla di eclatante, pero’ ci si deve accontentare. Il passaggio di arrivo alla saletta ora e’ molto piu’ comodo, la via per l’ignoto ora lascia intravedere un ambiente minuscolo, sembra quasi una piccola marmitta, e la possibile prosecuzione del meandro sulla destra. La grotta si ostina a celare i suoi tesori tra anse di roccia, ci mostra solo quel tanto da tenere vivo l’interesse. Chissa’ se e quando decidera’ di svelarsi.

Una foto dalla saletta, tanto per avere una vista d’insieme.

Rimettiamo le nostre cose nello zaino e prendiamo la via per l’esterno. Ripetiamo i passaggi dell’andata ma in senso inverso, malediciamo adeguatamente il fango e in breve siamo fuori.

Esco per primo e aspetto che arrivi Gabriele, gli voglio indicare alcuni sassi posticci che vorrei togliere.

Eccolo che arriva. Facciamo il lavoro di disgaggio delle pietre pericolanti…in verita’ la mia intenzione era di tirarle fuori ma non faccio a tempo a dirlo che Gabriele le ha gia’ scaraventate giu’. Peccato, andranno sicuramente a finire dentro il cunicolo fangoso e ci tocchera’ farli uscire con fatica la prossima volta.

Terminata la pulizia leviamo insieme le ultime due placchette appena termino avverto Gabriele che mi avvio alla macchina mentre lui finisce di recuperare la corda.
Alla macchina inizio subito a cambiarmi, mi interrompo solo per immortalare l’arrivo di Gabriele.

Il ritorno e’ tranquillo, almeno per me. Decisamente lo stomaco di Gabriele non sopporta il mio stile di guida quindi regala una bella nausea da mal d’auto al mio amico. Questa grotta concede poche soddisfazioni ma non demordiamo. Alla prossima.
Bravi! Non demordete!!!