Escursione Camerata Nuova – 10/06/2023

Una bella escursione ad anello di quasi 22 km attraversando la piana di Camposecco e rientrando per Fosso Fioio. Trovata anche una quasi-grotta e molti spunti per una futura ricerca di grotte.

La mattina alle 7 meno un quarto arrivo con la metro fino alla fermata di Pietralata. Mi rendo subito conto che in quasi dieci anni che ho preso la metro per andare in ufficio non mi e’ mai capitato di uscire a questa fermata. Rimango interdetto vedendo che ci sono 2 uscite possibili, ne scelgo una e vado ad aspettare. Alle 7 ancora nessuno si palesa, mi sembra strano e decido di muovermi a vedere dall’altra parte. Pero’ non ci vado direttamente ma seguo l’indicazione per un bar che vedo davanti a me. Seguendola non trovo il bar ma un forno dove tra mille odori allettanti compro una pizzetta con cui fare pranzo. Terminando il giro arrivo in corrispondenza dell’altra uscita dove finalmente trovo il mio gruppo in attesa. Dopo i saluti vengo assegnato alla macchina di Stefano, alla fine saremo solo lui ed io. Quando i presunti ritardatari vengo dichiarati assenti, saliamo tutti in macchina e andiamo.

La prima sosta e’ appena usciti dall’autostrada a Carsoli, al bar “del bombolaro”, non lo conoscevo ma e’ una piacevole scoperta e comunque ne approfitto per fare una abbondante colazione.

Dopo la colazione si prosegue per Camerata nuova dove saliamo fino alla fontana dove iniziera’ la nostra passeggiata. Ci prepariamo velocemente.

C’e’ anche il cartellone con la mappa che mostra il parco.

Prima di partire un rapido briefing di Roberto che ci rammenta quello che faremo.

Si parte. Una prima ragazza viene nominata come guida per il primo tratto e lei, appunto, ci guida verso il sentiero che dobbiamo seguire.

Pochi metri a si prende a sinistra, dobbiamo imboccare il sentiero 664B che ci portera’ a Camerata vecchia.

Un altro cartellone che ci mostra esempi di flora e fauna che potremo incontrare. La nostra guida attuale ce le illustra.

Ogni tanto si incontra una palina con le indicazioni. Peccato la palina manchi proprio su una diramazione “critica” dove farebbero comodo delle indicazioni. Abbiamo un sentiero ampio che continua dritto e leggermente in salita ma con l’erba alta che fa pensare a scarsa frequentazione. Ne abbiamo un altro, stretto, che gira a sinistra e si inerpica su un fondo di sassi e fango. Alla fine dopo varie consultazioni decidiamo che il sentiero giusto e’ quello in forte salita fangosa che ci portera’ fino a Camerata vecchia.

La salita e’ lunga e impegnativa, le guide, di volta in volta scelte da Roberto e Marco, si avvicendano alla testa del gruppo nominando ogni volta un altro del gruppo per chiudere la fila.

Nei pressi di Camerata vecchia incontriamo uno scavernamento che in passato veniva usato come ricovero di animali se non come casa. Peccato sia piu’ largo che profondo e quindi non catastabile.

Proseguiamo costeggiando le rovine di Camerata Vecchia.

Anche tra le macerie ci sono punti che sarebbe interessante vedere ma oggi non e’ possibile. Si dovra’ tornare.

Si prosegue. Il sentiero e’ quasi chiuso dalla vegetazione rigogliosa ma noi proseguiamo senza farcene problemi.

Siamo in cima, si apre un bel panorama, stiamo per arrivare alla piana di Camposecco.

Sosta. In testa al gruppo si fermano a consultare una palina con le frecce che indicano i sentieri. Noi in fondo protestiamo vivacemente perche’ siamo rimasti al sole.

Quando la guida del momento riparte posso finalmente guardare la palina anche io.

Altra sosta a un bivio, la nostra guida prende la direzione sbagliata ma viene subito corretta dalle proteste del gruppo che giustamente indica la direzione opposta. Inizia un nuovo tratto in salita.

Altra breve sosta ad un bivio.

Altra palina che suggerisce i sentieri.

Alla fine della salita finisce anche il bosco e inizia il tratto della lunga piana di Camposecco, assolata nonostante le tante nuvole all’orizzonte.

Assolata, si, ma pur sempre uno spettacolo. Subito mi perdo nel cercare con lo sguardo doline interessanti.

Dopo un buon quarto d’ora di cammino tra le margherite arriviamo in vista del volubro (nome locale dato ai laghetti piu’ o meno artificiali utilizzati come abbeveratoio per gli animali) nei pressi dell’inghiottitoio di Camposecco.

Ci fermiamo alla fontana che si incontra sul sentiero per una veloce sosta, un sorso d’acqua e un piccolo spuntino.

Dopo la sosta lo sguardo di Roberto si ferma a guardarmi, tocca a me fare da guida, fortuna che questo e’ un tratto semplice e che, almeno di vista, gia’ conosco. Prendo in prestito la radio da uno dei miei amici di escursione, nomino Enzo come chiudi-fila e vado. Qualche metro e incrociamo il rifugio, vicino ci sarebbe da riprendere il punto di una grotta ma anche per questa devo rimandare. Roberto si raccomanda di non fare ulteriori soste e di proseguire a passo spedito per non rischiare di incappare in un possibile temporale proprio qua in mezzo alla piana. Gli confermo che faro del mio meglio e parto di buon passo.

Incontriamo un gruppo di mucche con i loro vitellini. Una voce da dietro mi indica di deviare per evitarle, ci sono molti vitellini e passare loro vicino potrebbe irritare le loro mamme inducendole a caricarci. Seguo il consiglio. Dopo un poco mi accorgo che Roberto ha proseguito sul sentiero passando in mezzo alle mucche. Mentre lo fa gli dico nulla, trovo sia sempre controproducente urlare verso qualcuno, si rischia di metterlo in agitazione e aggravare la situazione. Una volta ricongiunti, se non fosse lui, insieme a Marco, il reale capo-escursione, mi fermerei a fargli osservare di aver abbandonato il gruppo mettendosi in una possibile situazione di pericolo. Inoltre, a essere pignoli, il mio chiudi-fila avrebbe dovuto avvertirmi via radio del possibile problema e invece non ho ricevuto messaggi da lui. In fondo, penso, lui e’ lui quindi lascio perdere.

Visto che ci siamo proseguiamo col fuori pista fiancheggiando il sentiero.

Visto che Barbara mi sopravanza a passo spedito mi sfogo riprendendo bonariamente lei!

Lungo il cammino (ri)conosco uno dei ragazzi che ha fatto il corso di speleologia anni fa. Con lui ci trovammo per caso alla grotta dell’Elefante e insieme esplorammo il ramo nuovo. Mi “presenta” anche il suo amico, anche lui ha fatto il corso ma non col GSCAIRoma ma presso l’ASR. Con loro proseguo chiacchierando allegramente delle grotte del posto e di altre in giro.

Arriviamo alla strada, quella che ho da sempre fatto in macchina per arrivare all’inghiottitoio di Camposecco. A dire la verita’ sin qua non ci sono mai arrivato. Lungo la strada troviamo una sorpresa. Da poco, credo, si e’ aperto un buco che potrebbe diventare grotta. Purtroppo dentro c’e’ una mucca morta. Mentre siamo fermi ad ammirarla ne approfitto per segnare il punto.

Dopo la sosta per la forse-grotta proseguiamo sulla strada. Dobbiamo arrivare a un bivio nei pressi di una edicola votiva o una cosa del genere. Dopo varie curve in leggera salita arriviamo in vista del bivio.

La palina del bivio e’ molto visibile, l’edicola votiva un poco meno, la trovo dopo un poco di ricerche, e’ piccina e nascosta tra la vegetazione. Prima di partire invoco a gran voce un’avvicendamento alla guida. Restituisco la radio a chi me l’ha prestata e ritorno nel gruppo.

Avevo letto male la mappa e pensavo che il raccordo da percorrere per arrivare a fosso Fioio fosse una salita di circa 50 metri di dislivello. E’ una discesa e la cosa non mi dispiace affatto.

Dopo un tratto in discesa comodo anche se alquanto fangoso arriviamo alla partenza del sentiero, piu’ strada sterrata, di fosso Fioio.

Ci fermiamo qua a fare pausa pranzo.

Stili di pranzo nettamente differenti, pero’ devo dire che il panozzo con la frittata incontra molto il mio gusto. Per il mio devo accontentarmi della pizzetta acquistata stamane e un poco di frutta secca.

Stefano, il mio gentilissimo driver odierno si accomoda vicino al cippo di confine.

Dopo il veloce pasto mi apparto per un bisognino e poi vado a fare conoscenza col cippo di confine. Rimango interdetto trovando il disegno di un giglio che avrei attribuito al granducato di toscana. Esprimo il mio dubbio ad alta voce e piu’ d’uno mi risponde informandomi che si tratta invece dello stemma del regno delle 2 sicilie. Anche oggi ne ho imparata una nuova.

Per chi volesse saperne di piu’ ho trovato alcuni siti con la storia dei cippi di confine. A questo link ne trovate uno con la storia completa. Intanto ne riporto una piccola parte:

“A partire dal dodicesimo secolo i confini rimasero pressoché gli stessi per più di sette secoli, fino al 1861 e all’unità d’Italia. Essi andavano dal Tirreno (Terracina) all’Adriatico (Martinsicuro). In queste due località avevano sede le dogane, poste rispettivamente ad occidente e ad oriente dei limiti settentrionali del Regno. […] Fu così che il 26 settembre del 1840 venne sottoscritto a Roma un trattato per poter stabilire il vero confine; si pensò quindi di installare, lungo tutto il confine, dei “termini” in granito, alti più o meno un metro, aventi una circonferenza di 35-40 centimetri e definiti “cippi”. Il loro numero complessivo risultò essere di 686, ma la numerazione cronologica iniziava con il n.1 e finiva con il n.649, in quanto molti dei cippi venivano identificati con lo stesso numero e per differenziarli veniva aggiunta una lettera al fianco del numero. Il numero 1 venne dato al cippo posto presso la foce del fiume Canneto (tra Fondi e Terracina) mentre l’ultimo termine venne contrassegnato con il numero 649 e posto quasi alla foce del fiume Tronto, nelle immediate vicinanze del ponte tra Porto d’Ascoli (Marche) e Martinsicuro (Abruzzo). “

Dall’altro lato c’e’ lo stemma dello stato pontificio, ma questo mi sembra di conoscerlo gia’.

Fine della pausa pranzo. Prima di ripartire Marco e Roberto ci riuniscono. Ci dovrebbe essere l’esame del contenuto dei nostri zaini per vedere che ci sia tutto il necessario per chi debba fare da accompagnatore. Tra le cose che ci dicono l’accenno all’avere con se’ una attrezzatura in ordine e non obsoleta mi colpisce molto. Infatti alla fine gli chiedo conferma se non facesse proprio riferimento al mio zaino. La risposta e’: “si, mi riferivo proprio a quello” mi colpisce e mi mortifica un poco. Si, il mio zaino, un Invicta da 80 litri, e’ vecchio ma e’ ancora comodo sulle spalle. Ne abbiamo passate cosi’ tante assieme che faccio fatica ad abbandonarlo per uno piu’ “alla moda”. E’ stato uno dei miei primi acquisti fatti col primo stipendio, abbiamo fatto insieme innumerevoli escursioni e ricognizioni e campeggi. Insieme abbiamo fatto tante forre e lui, anche essendo inadatto, le ha passate tutte indenne. La piu’ impegnativa forse e’ stata la Val Serviera con pernottamento in forra. Insieme a lui ho fatto 3 spedizioni speleologiche all’estero, due in Vietnam e una in Laos (se cercate sul sito ne troverete le relazioni). Tutto questo in oltre 30 anni. Non e’ solo uno zaino, e’ quasi un amico con cui ho condiviso tanto!

Comunque se essere “autorevoli” significa anche avere uno zaino nuovo e senza “esperienza”, in futuro provero’ ad adeguarmi.

Il “mio” zaino, se lui non cede le armi continuero’ a utilizzarlo per altre occasioni.

La sterrata che costeggia fosso Fioio prosegue in dolce discesa come mi aspettavo dalla mappa. Ogni tanto la strada si interrompe e si deve percorrere un tratto nel letto del fosso Fioio. In una di queste deviazioni di nuovo Roberto fa il birichino e si avventura per conto suo abbandonando il gruppo. Anche se in questo momento non sono capofila mi verrebbe di intimargli di riunirsi al gruppo…ma lui e’ lui e quindi lascio perdere.

Dopo il tratto fatto passando nel letto del fosso ci fermiamo per una breve sosta. Ora siamo tra gli alberi e inoltre il sole sembra fare capolino tra le nubi quindi il rischio temporale dovrebbe non esserci piu’. Faccio una foto indietro al tratto che abbiamo appena passato, a destra il letto del fosso, a sinistra quel che rimane della strada sterrata, invasa da alberi caduti e altra vegetazione.

Oramai mancano pochi chilometri all’arrivo, tre o quattro, Barbara chiude la fila e io la faccio attardare per aspettarmi mentre mi perdo con lo sguardo nei dintorni per scoprire i tanti tanti buchi che potrebbero promettere grotte.

La tentazione di andare a dare uno sguardo e’ tanta, ma siamo gia’ distanti dal gruppo almeno 50 metri, devo rinunciare.

Mi accontento di annoiare Barbara mostrandole gli innumerevoli buchi che incontriamo e descrivendogli quello che potrebbero nascondere.

Per alcuni che sono sulla strada devo proprio farmi violenza per non fermarmi a prendere la torcia e dare uno sguardo dentro.

Ma come dicevo siamo sempre piu’ distanti dal gruppo e non vorrei mai che Barbara venisse ripresa per questo. Poi, complice la stanchezza e il fatto che guardo a destra e a sinistra invece che dove metto i piedi, rischio la storta alla caviglia per ben tre volte. Anche Barbara se ne accorge e mi consiglia maggiore attenzione. Proseguo l’ultimo tratto di camminata guardando dove metto i piedi.

L’arrivo alle macchine si preannuncia con l’inizio della strada asfaltata. Dopo poco arriviamo alle macchine dove possiamo cambiarci e bere acqua fresca dalla fontana. Mentre riprendo fiato vedo una figura conosciuta che guarda verso di me, gli sorrido e lui sorridendo mi riconosce e urla il mio nome ad alta voce. E’ Gaetano, abbiamo lavorato assieme per molti anni e raccontavo proprio di lui a Stefano, il mio ospite di auto, durante il viaggio d’andata. Gaetano oramai da anni vive a Rocca di Botte ed e’ proprio un piacere averlo incontrato. Ci salutiamo e rinverdiamo i ricordi comuni. Purtroppo non posso trattenermi quanto vorrei perche’ Stefano e il resto del gruppo sono quasi pronti e fremono per andare al bar di Camerata nuova per rinfrescarsi con una bibita.

Prendo commiato dal mio amico ritrovato e mi cambio velocemente. Ritroviamo tutti al bar gia’ sistemati con patatine e birra, come nelle migliori tradizioni.

Io per rinfrescarmi mi accontento di una bottiglietta d’acqua di cui sento proprio necessita’. Dopo il rinfresco ci si divide riprendendo ognuno la strada di casa propria.

Devo ringraziare tutto il gruppo per la fantastica giornata passata assieme ma in particolare ringrazio Stefano per la sua gentilezza e generosita’ che spero di poter ripagare alla prossima occasione.

Alla prossima.

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About fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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