Bucio Nero’ – 03/06/2023

Prosegue la lenta esplorazione di questa grotta, avara di soddisfazioni ma prodiga di fango e freddo.

Ancora una volta siamo Luca e io a sfidare freddo e fango. E’ passato un tempo adeguato a “dimenticare” quel che abbiamo sofferto le volte scorse e siamo pronti a inzaccherarci di nuovo. Gabriele ci accompagna ma andra’ a cercare per la terza volta la buca di Frassigno.

Dopo le scorse infradiciate fangose Luca e io siamo corsi ai ripari. Non possiamo evitare il fango, ma con un “plasticone” sotto la tuta possiamo almeno fare in modo che il fango non arrivi fino ai vestiti trasmettendoci freddo. Il mio riparo plastico suscita l’ilarita’ dei miei amici, tanto che si impossessano della fotocamera per farmi una foto. Somiglio a un macellaio, dicono.

Sono ancora dietro a prepararmi e loro invece sono gia’ pronti. Li invito a lasciarmi terminare in pace e ad avviarsi alla grotta per predisporre le corde. Prontamente si avviano. Appena pronto, li seguo.

Sul prato trovo un bel mucchio di funghi. Chissa’ se sono commestibili. Nel dubbio mi accontento di fotografarli.

Luca toglie la copertura che protegge la grotta mentre Gabriele inizia a sistemare la corda.

Corda messa, mi avvio. Mentre sono ancora sul ciglio della grotta si avvicina un vispo signore che viene intrattenuto da Gabriele. Prima di scendere ancora faccio in tempo a far loro una foto e a sentire il signore mentre racconta a Gabriele che in questa piana quando lui era bimbo, almeno 70 anni fa, di doline non ce n’erano. Interessante.

Scendo per proseguire con l’armo. Il nido vicino il bordo sembra abbandonato, credo abbia terminato il suo compito di rifugio per i piccoli che ospitava. Speriamo sia andato tutto bene per loro.

Ultime indicazioni per Luca prima di proseguire.

Terminata la sistemazione delle corde con un sospiro mi stendo sul fango per scendere fino alla prima saletta dove poi urlo la libera a Luca. Oramai la saletta e’ invasa dai sassi. Faccio una foto all’ingresso del ramo laterale, ora ingombro e quasi occluso, appena scoperto era percorribile per alcuni metri.

Ecco Luca che arriva. Scendendo tira giu’ un bel sasso che per fortuna mi prende solo sul tallone del piede destro senza causare danni o dolori.

La sua attenzione nell’evitare di infangarsi mi fa sorridere. Nel prossimo cunicolo sara’ inevitabile, penso, quindi tanto vale togliersi subito il pensiero!

Quando siamo insieme ci liberiamo della attrezzatura appendendola su dei comodi spuntoni di roccia che sono da tempo stati eletti ad appendiabiti. Dopo questa necessaria operazione mi infilo nel cunicolo fangoso che oggi trovo in ottima forma. Devo attendere qualche minuto mentre Luca si prepara a passarmi lo zaino coi materiali e poi seguirmi.

Per ingannare il tempo faccio una foto ai due tipi di roccia che formano le pareti della grotta. Questo e’ il primo.

E questo il secondo. Questo penso sia il nostro amico calcare, l’altro, rossastro, non saprei dire.

Sento rumori fangosi provenire dal cunicolo. E’ Luca che arriva.

Appena siamo di nuovo assieme tiriamo fuori il materiale dallo zaino e facciamo i preparativi per andare a lavorare piu’ avanti. L’obiettivo di oggi e’ allargare il passaggio che porta alla sala nuova.

Per primo vado avanti io mentre Luca mi assiste e aiuta. E’ un lavoro non semplice date le dimensioni del cunicolo e la posizione in cui si deve lavorare, pero’ alla fine sembra si riesca a fare quanto si deve.

A questo punto torno alla saletta “base” e con qualche contorsionismo ci diamo il cambio. Luca va avanti e prosegue il lavoro di allargamento finche’ gli sembra percorribile. Penso proprio che questo passaggio dovra’ avere un nome del tipo: “l’incastro di Luca”, infatti la volta scorsa ha dovuto impiegare tutte le sue forze per uscire da quel passaggio.

Ora il passaggio e’ notevolmente piu’ agevole, per lui. Visto che la sala e’ accogliente e capiente impieghiamo almeno un’ora a liberare il cunicolo da tutti i sassi che vi avevamo accumulato. Questo anche per creare un gradino alla base della nuova sala che faciliti il passaggio al ritorno.

Terminata la sistemazione dei sassi scendo pure a tentare il passaggio. Non e’ propriamente larghissimo ma nemmeno impossibile com’era prima. Una volta dentro la sala, me la gusto. Ce la siamo veramente sudata!

La prima foto che faccio e’ per la prosecuzione, stretta come le precedenti. Come sempre la grotta si concede per meno di due metri, poi le pareti sembrano girare a destra. Possiamo solo iniziare il lavoro e sperare…

Luca si e’ messo seduto in attesa.

La seconda foto e’ per il soffitto della sala. Sembra esserci un arrivo d’acqua, probabilmente saremo in corrispondenza di un’altra dolina.

La terza foto e’ per l’infame passaggio che tanto ci ha fatto penare.

Proseguo con le foto costringendo Luca a sedersi accanto alla prosecuzione per avere un riferimento dimensionale.

Passiamo ancora un’ora circa a cercare di allargare ulteriormente il passaggio ma senza troppo successo. Mi arrampico di lato per togliere di mezzo un pietrone in bilico che va con fragore ad aggiungersi al nostro gradino per facilitare l’uscita.

La stanchezza e un poco di freddo iniziano a farci desiderare l’uscita. Oltre a questo il pensiero che Gabriele e’ fuori ad attenderci ci convince che e’ ora di prendere la via del ritorno. Il passaggio in salita de “l’incastro di Luca” non e’ agevolissimo, ma nemmeno proibitivo, magari lo miglioreremo la prossima volta.

Torniamo alla ex-saletta “base”, da oggi degradata a saletta di passaggio. Oramai l’uscita prevede una serie di azioni che sono sempre le stesse, le eseguiamo velocemente condendole con un nuovo bagno di fango.

Come previsto all’uscita troviamo il nostro amico ad attenderci.

Preso tutto il materiale, recuperate le corde e chiusa la grotta, andiamo a cambiarci.

A vedere cosi’ non sembra esserci troppo fango ma vi assicuro che ce n’e’ una rispettabile quantita’, tanto che dopo imbusteremo tutto per evitare di infangare anche l’auto.

Anche oggi Luca sembra adeguatamente stanco, vuol dire che anche oggi abbiamo fatto il nostro.

Mentre ci vestiamo aggiorniamo Gabriele di quel che abbiamo fatto e lui ci informa di aver finalmente trovato la grotta di Frassigno. Luca gli racconta anche di aver raccolto un po’ di sassolini da una pozza d’acqua che in origine era alla base della nuova sala, pozza d’acqua che ora purtroppo e’ scomparsa e sostituita da un cumulo di sassi. Vuole provare ad osservarli al microscopio. Ve li mostrero’ tra poco.

Ecco i primi, sul beige.

Ci sono poi questi “smeraldi”.

E poi ancora questi.

Interessanti. Chissa’ che un giorno qualcuno piu’ “studiato” di noi non possa dirci di cosa si tratta.

Ancora una giornata fangosissima ma interessante. La speranza che la grotta un giorno si sveli non ci abbandona. Alla prossima.

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About fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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