Prosegue l’esplorazione di questa grotta insieme a Linda e Francesca. Approfittando di un’inconsueta scarsita’ di acqua abbiamo proseguito con la risalita. Pochi metri che ci avvicinano a quella che, purtroppo, sembra essere la strettoia da cui proviene tutta l’acqua.
Ci sono piu’ motivi che rendono speciale questa uscita e la relazione che state leggendo, la prima sicuramente e’ la compagnia di Linda e Francesca, la seconda e’ la scarsa quantita’ d’acqua che abbiamo trovato, inusuale per questo periodo. La terza e’ una sorta di bel traguardo per “aggrottiamoci”, siamo arrivati con questa a 700 relazioni! Non e’ stata una cosa calcolata ma son contento che la relazione numero 700 sia capitata proprio per questa grotta.
La mattina ci incontriamo al solito bar “a Cicchetti”, mi infilo col mio zainone in macchina di Linda e tutti e tre appassionatamente saliamo a Livata e quindi allo spiazzo vicino l’ingresso di Piccola Creta. Appena usciti dall’auto Linda dichiara che il mood di questa uscita si chiama “serenita’”, senza fretta e senza ansia. Francesca si adegua subito con un bel sorriso. Io, che sono gia’ lento di mio nei preparativi, ne sono piu’ che lieto, mi associo ben volentieri.


Eccoci pronti, prima di avviarci alla grotta Francesca sistema il suo cellulare per fare una bella foto di gruppo.

C’e’ un mare di foglie secche per terra, ci si affonda coi piedi ben oltre le caviglie e se non si poggia bene il piede si rischia anche uno scivolone.
Appena arrivati al recinto noto che e’ stato sistemato di recente, ora ha proprio un bel’aspetto. Sistemo la corda e cerco di togliere qualche bracciata di foglie per rendere piu’ agevole l’ingresso. Ancora una foto alle mie amiche e vado.

Francesca e’ un poco che non va in grotta quindi per lei questa uscita e’ anche un’occasione per rinfrescare la memoria sull’utilizzo dell’attrezzatura. Lasciamo che se la sbrighi da sola ma le diamo uno sguardo con discrezione.
Il pozzo d’ingresso dopo la prima parte stretta era inizialmente semplice da scendere, ora si e’, come dire, verticalizzato ed e’ molto meglio scendere con la corda fino al P10 successivo. Io invero scendo il pozzo senza utilizzare la corda ma e’ solo perche’ sono molto in confidenza con lui, lo conosco sin da quando era piccino cosi’! Per non far rovinare troppo la corda improvviso un frazionamento su naturale, viene anche buono per far esercitare Francesca.
Arrivo a meta’ del pozzo poi aspetto l’arrivo di Francesca per darle qualche (in)utile consiglio.

Scivoliamo assieme fino al P10 e diamo la libera a Linda. Intanto lego la corda del pozzo d’ingresso alla partenza del successivo mettendo poi da parte l’eccedenza in maniera che non dia fastidio.

Mentre aspettiamo Linda cerco di raccontare la grotta a Francesca che e’ alla sua prima visita. Guardandosi intorno Francesca mi indica un bel ragnone, mi sbrigo a fotografarlo, magari e’ una buona informazione da inserire in catasto.

Linda ci raggiunge, lo spazio non e’ molto quindi inizio subito a scendere il P10. Appena arrivato faccio una foto di saluto al saltino successivo.

Urlo la libera e Francesca inizia la sua discesa affrontando impavidamente il primo deviatore della giornata.

Eccola arrivata anche lei. Subito urla la libera per Linda. Noto che il cono detritico di sassi, fango e foglie e’ diventato alto almeno un metro, ricordo che quando iniziammo ad esplorare la grotta quel cumulo non esisteva. Speriamo non diventi un problema nei prossimi anni.

Ancora pochi secondi di attesa e arriva anche Linda, lei e’ una veterana di questa grotta.

Proseguiamo. Ora abbiamo il saltino su corda, poi altri saltini da fare in libera e poi saremo al P25. Stavolta il primo saltino su corda lo scende per prima Francesca, poi io quindi Linda. Mentre Linda scende noto di essere particolarmente “leggero” nei movimenti. E’ una sensazione anomala che mi costringe a fermarmi un attimo. Finalmente capisco, mi sono scordato lo zaino da qualche parte! Avverto le mie amiche del problema, l’unico posto dove posso averlo lasciato e’ alla partenza del P10, devo tornare su a prenderlo.
Linda prende la testa del gruppo e guida con sicurezza Francesca verso i saltini successivi e l’inizio del P25. Io intanto, fedele al proverbio preferito da mio nonno: “Chi non ha testa abbia gambe”, risalgo fino alla partenza del P10, recupero lo zaino e torno fino alla partenza del P25.
Qua trovo che Linda ha gia’ passato la strettoia iniziale mostrando a Francesca come fare. Ora la attende due metri piu’ in basso, alla partenza vera e propria del pozzo. Linda da’ la libera a Francesca e lei si tuffa con entusiasmo nella strettoia.

Tanto per fare qualcosa mi metto a darle qualche consiglio aggiuntivo, tanto per confonderle un poco le idee. Lei comunque passa senza problemi e raggiunge Linda. Una volta che Francesca si e’ assicurata, Linda inizia a scendere il pozzo e io affronto la strettoia.

Quando arrivo e Linda ci urla la libera, si e’ fermata al frazionamento intermedio, lascio Francesca alla sua singolar tenzone col montaggio della corda nel discensore. Appena riesce ad aver ragione dell’ostico attrezzo, scende senza problemi, anzi esprime la sua soddisfazione per la bella grotta che stiamo facendole visitare.

Quando anche lei e’ al frazionamento intermedio del P25 inizio a scendere pure io. Nel frattempo Linda impegna la corda per la discesa della seconda parte del P25. Appena Linda arriva Francesca inizia la sua discesa. La avverto che in questo tratto di corda trovera’ ben due deviatori con il moschettone ostico da aprire, ne rimane molto contenta ed emozionata.

Il primo deviatore lo passa senza problemi, la seguo con lo sguardo e saggi consigli fino a quando raggiunge Linda.

Siamo ora nell’anticamera del P50, il primo. Come faccio sempre con chi visita la grotta per la prima volta, prima di affrontare lo stretto passaggio orizzontale che porta alla partenza del pozzo, faccio notare a Francesca che si deve passare un punto in cui si e’ sopra il pozzo e che ogni sasso, anche il piu’ piccolo, che dovesse cadere di sotto potrebbe essere un pericolo mortale per chi e’ su corda al momento della caduta del sasso. Dopo aver consumato il mio momento per lo “spiegone terrificante” di rito affrontiamo assieme il passaggio fino ad essere alla partenza vera e propria del P50.
Linda ed io presentiamo il pozzo a Francesca e dopo che hanno fatto debita conoscenza la invitiamo a prendere posto sulla verticale usando la corda rossa, la migliore sicuramente.

Subito dopo e’ il momento di Linda, lei usera’ la corda bianca per scendere in coppia con la sua amica.



Mentre aspetto inganno l’attesa facendo la foto a uno strato di roccia di un colore verde che mi fa pensare al rame.

Prima di partire Linda si e’ accorta che tra i sassi c’e’ un timido geotritone che dormicchia. Non e’ il primo che troviamo da queste parti ma e’ sempre un simpatico incontro da festeggiare con una foto.

Mentre Francesca, ferma al frazionamento, prosegue le sue animate discussioni col discensore, Linda procede spedita fino alla base del pozzo e mi urla la libera. Scendo quindi anche io sulla corda bianca. Quando arrivo al frazionamento trovo Francesca che ha appena terminato di passarlo. Peccato che, con la perfidia tipica dei migliori amici, le abbiamo lasciato la corda con un frazionamento aggiuntivo che lei affronta pero’ senza indugi o timori continuando impavida la sua lotta per piegare l’infido discensore al suo volere.
Passano nemmeno un paio di minuti ed eccola arrivare con vittoriosa scioltezza alla base del P50.

In questo punto nevralgico della grotta e’ d’uopo uno spiegone. Subito dopo il suo arrivo quindi, inizio a descrivere a Francesca tutte le diramazioni finora conosciute della grotta, il secondo P50, la risalita di Peppe con le stalattiti di fango che le fanno da anticamera e il cunicolo laterale dove inizia la risalita in corso di completamento che visiteremo tra poco.

Dopo lo spiegone scendiamo il breve dislivello che ci separa dal cunicolo. Mi fermo per presentarlo a Francesca e fare una foto alle pietruzze nere che un giorno dovremmo ricordarci di portare a Fabio il nostro “sassologo” di fiducia.

Passato lo stretto cunicolo siamo alla base della risalita Tommolino. Io ho urgente bisogno di liberarmi di parte dell’acqua che ho bevuto stamane quindi invito Linda e Francesca a iniziare la risalita e proseguire fino al terrazzamento che ho appena battezzato come “sala da pranzo”.



Alla “sala da pranzo” facciamo cio’ che ne ha suggerito il nome. Mentre Linda e Francesca affrontano con allegria i loro panini io le intrattengo, a beneficio principalmente di Francesca, raccontando della discesa dello stretto pozzo che parte alla fine del terrazzamento, parlo poi diffusamente della risalita e presento a Francesca il celeberrimo cordino in kevlar di Giulio. A proposito del cordino propongo di toglierlo da dov’e’ e riportarlo al proprietario ma Linda non e’ d’accordo, oramai e’ parte integrante del corredo della grotta e inoltre deve essere Giulio a venire a riprenderlo. Non posso far altro che condividere il punto di vista di Linda quindi il cordino rimane al suo posto a festonare allegramente questo punto della grotta.
Dopo il lauto pranzo iniziamo la salita per arrivare fino al punto in cui finalmente potremo lavorare alla risalita. Per prima parte Linda, subito dopo, a un frazionamento di distanza la segue Francesca, quindi salgo io.



Inganno i tempi d’attesa con qualche foto.

Eccoci finalmente all’ampio terrazzamento da cui si puo’ vedere il punto in cui, per ora, termina la risalita.

Abbiamo portato diviso un poco per uno il materiale necessario, ora ricomponiamo quel che serve, me lo appendo addosso e vado a proseguire la risalita. Arrivo al fix terminale e sistemo per piantarne un altro. Dopo essere salito piu’ in alto grazie al nuovo fix, mi guardo intorno.
C’e un armo naturale alla mia destra, non e’ il meglio desiderabile ma valuto che potrebbe reggere, inoltre mi permetterebbe di ruotare fino ad averlo sulla sinistra e raggiungere un robusto spuntone di roccia che ho adocchiato. Decido di provare. Non ho cordini con me quindi mi devo arrangiare con quel che ho, ovvero la corda per la risalita. Recupero corda e la sistemo fissandola all’armo naturale deboluccio. Ci faccio peso sopra, sembra reggere. Ruoto su me stesso, recupero il capo libero della corda, confeziono un cappio e lo lancio sullo spuntone, riesco a centrarlo con sole tre prove. Ora sono in mezzo a un intrico di corde. Devo spostare croll e maniglia dalla corda “vecchia” dell’armo naturale “debole” alla corda “nuova” dello spuntone. Lo faccio montando il discensore sulla corda vecchia e passando poi croll e maniglia sulla nuova. Completata la manovra sposto il peso totalmente sulla corda nuova, il cappio si assesta un poco e mi fa strattonare lateralmente l’armo naturale “debole” che salta via. Cado di una ventina di centimetri andando a sbattere contro la parete opposta. Anche se la caduta e’ minima la sensazione e’ comunque orribile e un urlo mi scappa di bocca allarmando parecchio le amiche che aspettando sotto. Una volta verificata la situazione e capito che e’ tutto a posto, tranquillizzo Linda e Francesca circa il mio stato di salute quindi proseguo la risalita. Sistemo ancora un fix per consolidare la situazione poi valuto il da farsi.
Posso arrampicare agevolmente fino a una cengia comoda poco sopra lo spuntone. Lo faccio. Ora sono in piedi e abbastanza comodo.

Metto un fix per poter sistemare la corda con cui si potra’ arrivare comodamente alla cengia. Finito il lavoro mi metto in sicurezza allongiandomi.
Sotto di me continua a esserci un intrico di corde. Chiedo a Linda di salire fino a dove sono io per liberare la corda e togliere gli attacchi oramai inutili. Lei inizia a salire dando una sistemata anche se la sento scossa per l’inconveniente di poco prima.

Mentre lei e’ al lavoro provo a sbirciare intorno e sopra di me. La cengia e’ profonda non piu’ di 2 metri e termina li’ con mio profondo disappunto. Sopra, sul tetto della risalita si vede una fessura da cui esce l’acqua. Ora e’ un timido rivolo ma lo abbiamo visto simile a una generosa cascata in altri periodi. Purtroppo da quello che si vede ora sembra che l’acqua esca da una strettoia. Potrebbe essere solo una questione di prospettiva, speriamo. L’unico modo di scoprirlo e’ arrivare lassu’ e vedere.

Linda e’ al frazionamento intermedio, io sono impegnato a piantare un altro fix per lasciarle libero quello su cui deve salire quindi non ci capiamo su come proseguire la sua bonifica e sale senza liberare la corda anche dall’ultimo frazionamento, poco male. Mi raggiunge e verifica anche lei la nuova situazione. Nulla da fare dobbiamo arrivare fino a su, mancheranno ancora 6 metri, una giornata di lavoro. Linda scende di nuovo e con l’aiuto di Francesca prova a districare la matassa di corda. Solo che la matassa si rivela inestricabile. Dopo qualche minuto decidiamo di terminare qua la giornata, la corda la sistemeremo la prossima volta. Scendo anche io, sistemiamo la corda all’asciutto e ci prepariamo a scendere.
Poco prima che io scendessi da sopra, Linda e Francesca hanno sentito un rumore, come di un grosso sasso che cadeva. Non si e’ sentito il tonfo rimbombante del suo arrivo a fine pozzo, 50 metri piu’ in basso, pero’ la caduta di un sasso non piccolo c’e’ stata sicuramente. Per prudenza decidiamo che scendero’ io per primo a controllare che la corda sia integra.

Sistemo le mie cose e vado. il primo tratto di discesa e’ stretto e corredato con ben due deviatori. Quando arrivo vicino al frazionamento successivo devo passare il punto piu’ stretto di questo tratto. Passando urto col piede un sasso di una decina di chilogrammi che fortunatamente cade solo per un altro mezzo metro, fino alla minuscola cengia sotto. Lei e’ larga al massimo un palmo ma per fortuna al sasso basta per fermarsi. Anche se senza conseguenze, la caduta del sasso mi lascia sfuggire un urlo di allarme che appunto allarma le mie amiche che aspettano sopra. Per fortuna le posso tranquillizzare mentre metto al sicuro il sasso.

Sistemato il sasso passo il frazionamento e urlo la libera. Francesca parte per raggiungermi. Continuiamo la discesa tutti e tre a un frazionamento di distanza. Per prudenza scendo controllando con attenzione lo stato della corda ma non trovo lesioni.
Alla sala da pranzo ricompongo lo zaino con quanto non mi serve e mi preparo per scendere. Quando le mie amiche arrivano annuncio loro che devo liberarmi di un po’ di acqua in eccesso e che le attendero’ alla base del pozzo. Appena terminato di fare quel che dovevo guardo verso l’alto la discesa di Francesca e Linda. Francesca ha ancora qualche piccola discussione col suo discensore ma oramai e’ quasi padrona dello strumento.



Infatti eccola che arriva indomita e sorridente.

Ho detto che oggi non c’e’ molta acqua. Questo vuol solo dire che invece di essere completamente fradici come appena usciti da un tuffo in piscina, siamo comunque bastevolmente bagnati visto che lo stillicidio c’e’ sempre ed e’ abbastanza intenso. Nella grotta c’e’ sempre un cospicuo movimento d’aria che, combinato con l’acqua che abbiamo addosso, in pochi minuti ti cattura con un manto di gelo intenso.
Devo fare ricorso a tutta la mia forza di volonta’ per attendere pazientemente l’arrivo delle mie amiche. Penso a un qualcuno, non ricordo chi, il quale affermava che il freddo e’ solo una condizione mentale. Intanto pero’ lancio sguardi speranzosi verso il cunicolo che mi portera’ alla base del P50 e a un poco di calore dato dalla fatica per salirlo.

Quando anche Linda ci raggiunge ci infiliamo svelti nel cunicolo e poi risaliamo alla base del P50. Saliro’ io per primo, chiedo a Linda le chiavi dell’auto nel caso uscissi prima di loro e facesse freddo. Provo a dire che dopo il P50 potrei continuare a salire. Linda non si mostra molto d’accordo, preferirebbe le aspettassi visto anche che teme di avere problemi con la sua luce. Le dico che provero’ ad aspettare ma che se dovessi sentirmi male dal freddo mi trovero’ costretto a proseguire. So per esperienza che sopra il P50 c’e’ sempre una notevole aria fredda per cui si resiste ben poco a stare fermi la’. Linda sembra convinta dalla mia buona volonta’, mi consegna le chiavi e inizio la salita che, spero, mi togliera’ un poco dei brividi di freddo che sento ora.

Salgo il P50 con tutta la velocita’ che mi permette il fisico e arrivo su che sono quasi accaldato. Urlo la libera e le mie amiche iniziano a salire.
Intanto faccio qualche foto, inquadro per prima la corda sfilacciata che era sul P25 subito sopra. Sorrido ripensando alla faccia di Luca a cui e’ saltata la calza della corda durante la salita.

Passo poi alle candele, rimasuglio che testimonia il passaggio di Nerone, si puo’ dire che la presenza di candele sia la sua firma, ama accenderle nei punti di sosta…e qua di soste se ne fanno assai.

Le mie amiche si sono avvicinate, mi affaccio per seguire la loro salita.




La prima ad arrivare e’ Linda.

Dopo qualche minuto arriva anche Francesca, ha avuto a che dire anche col Croll ma alla fine ha vinto lei.

Il geotritone visto all’andata durante la nostra assenza ha deciso che il suo anfratto era troppo frequentato e ha deciso di cambiare zona. Pero’ purtroppo al momento e’ fermo in mezzo al punto piu’ stretto del passaggio che ci permette di proseguire. Passiamo con molta attenzione e con movimenti funambolici riuscendo a non importunarlo oltre.

Passo per primo e ne approfitto per fare una foto alle mie amiche in attesa.

Salgo per primo il primo tratto del P25 poi attendo che Francesca mi raggiunga.


Francesca arriva, si sistema e urla la libera a Linda. Intanto io inizio a salire la seconda parte del pozzo e poi resto affacciato a guardare. Fotografie ne posso fare poche perche’ improvvisamente sul display della fotocamera compare il simbolo di una batteria rossa e poi si spegne. La ripongo, magari con un poco di riposo al calduccio dentro la tuta la fara’ riprendere.

Francesca sale senza problemi e si ferma al punto stretto per fare luce a Linda, come temeva ha problemi con la luce che improvvisamente le si e’ spenta. Quando riesce finalmente ad arrivare su si risolve tutto semplicemente con un cambio di batteria. Oramai siamo quasi fuori, si sente l’aria fredda arrivare dall’esterno. Saliamo i saltini prima del P10 e poi il P10 stesso. Quando arrivo mi metto comodo ad aspettare Francesca. Quando arriva le consiglio come sistemarsi per fare da “diga” per Linda alla terra che faro’ cadere giu’ salendo l’ultimo pozzo. Una volta che lei si e’ sistemata inizio a salire e in breve sono fuori.
E’ ancora giorno, nel cielo c’e’ appena quell’accenno di scuro che precede la sera e il buio pero’ la temperatura e’ gradevole. Mi fermo ad attendere le mie amiche e provo a riaccendere la fotocamera.
La cura del caldo sembra aver funzionato egregiamente, infatti si accende e mi permette di fare diverse foto. A Francesca, che arriva per prima, faccio un reportage completo della salita conclusiva.




Alla fine mi regala anche uno dei suoi bei sorrisi.

Ecco che arriva anche Linda, ci ha messo qualche secondo in piu’ perche’ ha dovuto smontare il frazionamento che avevo improvvisato all’andata.



Foto finale anche per Linda, condito da un altro sorriso di Francesca.

Recuperata e smontata la corda ci trasciniamo fino alla macchina scivolando un po’ sul fitto manto di foglie.


La foto di gruppo finale, che a meno del fango e’ uguale a quella dell’ingresso, e’ merito di Francesca, che ringrazio.

Ora che abbiamo l’orologio scopriamo che sono le 19.30. Ridendo e scherzando siamo stati in grotta per 8 ore, non male dopo tutto. Una uscita divertente pur se con qualche imprevisto che ne ha minacciato la serenita’. Concludiamo la bella giornata andando a mangiare insieme una pizza per riprendere le forze e fare progetti per una futura uscita assieme. Alla prossima.