Un bel giro per le grotte vicino a quella di Muro Pizzo insieme a Maria, Alice, Gabriele e Alessandro.
La mattina mi incontro con Maria e insieme andiamo a Settebagni dove, con canonico ritardo, arriva Gabriele. Ci accomodiamo nella sua macchina e andiamo decisi fino a Poggio Moiano dove incontriamo Alice. Preso un caffe’, carichiamo in macchina anche lei e andiamo a prendere la “Strada provinciale intervalliva” fino al bivio che ci permette di imboccare la sterrata che porta alle grotte che vogliamo visitare oggi. Dove la mappa segna un laconico “Conifere” e due strade sterrate si incrociano, Gabriele parcheggia a lato strada.

Siamo arrivati al punto in cui si deve camminare.

Ci prepariamo velocemente e poi partiamo.

Un saluto alla nuova ammiraglia di Gabriele.

Del sano fango stradale ci costringe a cercare una via alternativa.

Gabriele e’ l’unico che ha provvidenzialmente preso i punti GPS ed e’ avanti a suggerirci la strada. Probabilmente i suggerimenti servono solo a me poiche’ sia Maria che Alice sono venute parecchie volte da queste parti.

Siamo a un bivio. Dopo un rapido consulto viene deciso di andare a visitare per primo l’INGHIOTTITOIO DELLE ROCCHETTE(LA2134). Io non ricordo di essere mai stato da queste parti quindi per me e’ relativamente indifferente. Quando i miei amici prendono a destra li seguo con fiducia.

Dopo poco ecco finalmente il celeberrimo inghiottitoio.



L’ingresso sembra un breve pozzo quindi inizialmente si pensa di dover tornare alla macchina a prendere una corda…poi guardando meglio mi accorgo che la discesa e’ relativamente semplice e si puo’ affrontare anche senza corde.

Ne do’ dimostrazione ai miei scettici amici scendendo fino alla base del pozzo d’ingresso.

Maria e Gabriele rimangono fermi nel loro scetticismo pero’ Alice si convince di poterlo fare quindi si prepara e scende assieme a me.

Quello che troviamo in questa grotta ha dell’incredibile, un cimitero di ossa, probabilmente di mucca. Sembra impossibile contare quante ce sono. Che tristezza.



Per fortuna c’e’ il sorriso di Alice a stemperare la negativita’ di questo posto.

Oltre alle ossa c’e’ poco da vedere, per scrupolo controlliamo in fondo alla grotta nel caso ci fossero buchi con speranza di prosecuzione. Guardo ma spero di trovare nulla, non mi piacerebbe scavare in questa grotta. Prima di uscire Alice arrotola una sigaretta, un “drummino”, e ne usa il fumo per controllare alcuni buchi vicino alla base del pozzo d’ingresso. Nulla di rilevante.

Riprendiamo la nostra passeggiata, la prossima meta sara’ la Grotta grande di Muro Pizzo ma strada facendo troviamo un altro buco che potrebbe essere interessante. Alice utilizza di nuovo il fumo del drummino per saggiare l’aria che esce dalla frattura. Qualcosa c’e’ ma nulla di interessante.

Riprendiamo il cammino. Naturalmente non scegliamo di camminare sul comodo sentiero ma ci inoltriamo in un fosso ingombro di rovi, nemmeno a dirlo dopo qualche minuto mi procuro una serie di graffi che sanguinano generosamente, quello piu’ fastidioso e’ sulla punta del naso che rischia di gocciolarmi sui vestiti.
Il richiamo di Gabriele, il nostro faro GPS, ci consiglia di uscire da fosso spinoso e girare verso destra, cosa che facciamo prontamente. Terminata la salita per il fianco del fosso, in pochi metri ci troviamo al cospetto di uno scavernamento di tutto rispetto. Scendiamo a dare uno sguardo.

Potrebbe essere la quasi-grotta che sta scavando Alessandro, che ci raggiungera’ piu’ tardi. Infatti ci sono tracce di uno scavo, lo osservo un poco scettico, mi sembra un lavoro immane da completare e all’apparenza senza molte prospettive.

Di lato allo scavo notiamo un buchino che sembra piu’ interessante. Sara’ largo tre dita ma le ragnatele che ci sono all’ingresso sembrano oscillare per la corrente d’aria che viene da dentro. Un ottimo indizio. Lasciamo tutto cosi’ com’e’ e proseguiamo la passeggiata.

Dopo una decina di metri incontriamo un altro buco, anche lui da scavare, Aria non se ne sente molta. Alice si infila con la testa rimediando uno shampoo di terra fine.

Oramai siamo nei pressi della grotta grande di Muro Pizzo. La grotta e’ annunciata da un “ometto” fatto dal tronco mozzo di un albero con sopra alcune pietre.

Arrivati all’ometto, sulla destra si vede il maestoso ingresso della grotta. Come gia’ detto prima non ho alcun ricordo di questa grotta. Data la mia scarsa memoria il non ricordarlo non e’ conclusivo, ad ogni modo mi preparo a visitarla con molto piacere.

Il portale d’ingresso e’ ampio e fresco.

Appena entrato, sulla sinistra si intravede un altro ingresso

La prima, ampia, sala si interrompe con un restringimento che si passa quasi comodamente.

Passato alla sala piu’ interna inizio a girare, meravigliato dalla vastita’ inaspettata di ambienti. Maria pria di entrare mi spiegava che in realta’ si tratta di un unico enorme ambiente diviso in “stanze” da diaframmi di roccia concrezionata, piu’ o meno ampi.

Per prima cosa mi tengo a destra seguendo la parete perimetrale, passo un punto in cui il soffitto e’ basso e mi trovo in un ambiente in cui si procede a quattro zampe fino a dove il soffitto si abbassa di piu’ e si nota della terra.

Cosi’ a occhio valuto che dovremmo essere quasi in corrispondenza di uno dei buchi trovati sul nostro percorso, provo a fare un urlo per vedere se uno dei miei amici e’ nei pressi per condividere le mie impressioni. Purtroppo nessuno risponde cosi’ lascio perdere e torno sui miei passi.

Torno in una zona dove riesco a camminare comodamente e mi perdo un poco in queste stanze allegramente festonate da capelli d’angelo.

Ecco una luce, e’ Alice che e’ entrata anche lei a curiosare, anche se la grotta la conosce.

Giriamo insieme per un po’. Faccio anche un gran scivolone sul pavimento di concrezione bagnata, il mio amor proprio ne rimane fortemente colpito, quasi quanto il mio di dietro!


Quando arriva Gabriele, Alice si ferma con lui a parlare di tutto un po’. Non sono interessatissimo ma sono invece molto curioso di questa grotta quindi, dopo aver tentato di distogliere i miei amici dalla contemplazione di non so cosa, riprendo a vagare per la grotta. Incontro una scritta, Paola ha voluto lasciare traccia di se.

Un paio di pipistrelli, li illumino il meno possibile per non disturbarli. A fine giro ne avro’ incontrati almeno una ventina di un paio di specie.

Vado ancora in giro seguendo la via piu’ comoda.

A destra e a sinistra si aprono altre stanze, sono ancora meravigliato circa l’estensione di questa grotta.



Proseguendo trovo degli esempi di pittura murale con delle “frecce” di foggia anatomica che indicano dove e’ meglio proseguire.

Curva a destra!

Continuo la mia passeggiata.

Uno sprofondamento di un paio di metri a lato di una delle stanze fa pensare a un pozzo “rappilato”, scendo a vedere ma si prospetta un lavoro non breve, sposto oziosamente qualche sasso, desisto quasi subito riprendendo il mio girovagare.

Arrivo a un certo punto, sicuramente non alla fine della grotta, e mi rigiro per tornare indietro, non vorrei far aspettare i miei amici.
Trovo altri mirabili esempi di scrittura rupestre che cerco di immortalare.







I capelli d’angelo pero’ sono sempre i miei preferiti, anche se questi sono un po’ corti.

Qualche altra scritta.




Per una parte del tragitto di ritorno seguo le indicazioni “penali” in rosso ma a un certo punto mi rendo conto di aver smarrito la retta via. Inizio a girare piu’ o meno a caso cercando di ricordare da dove sono passato, quando il passaggio diventa disagevole torno indietro poiche’ il percorso fatto all’andata e’ stato ben comodo. Dopo circa tre tentativi andati a vuoto provo anche a lanciare un urlo, magari trattandosi di un unico ambiente i miei amici mi sentono. Nulla. Mi rassegno a cavarmela da solo. Ho in mente il rilievo che ho visto in catasto giusto ieri, non mi sembra eccessivamente fedele, ma grossomodo rende l’idea del vasto ambiente che sto percorrendo. Valuto che se avanzo tenendomi sulla sinistra, senza andare in posti troppo scomodi, alla fine dovrei incontrare l’ingresso. Faccio quanto ho pensato e infatti dopo un poco vedo la luce che proviene dall’esterno. Prima di affrontare il passaggio basso che porta alla sala d’ingresso mi volto verso l’immenso salone per salutarlo e confermargli che tornero’ sicuramente a trovarlo. In fondo alla sala vedo le luci di Alice e Gabriele che probabilmente continuano imperterriti a parlare della qualsiasi ipogea e forse d’altro.
Fuori trovo Maria che aspetta pazientemente il nostro ritorno.

Mi fermo fuori con Maria a riposare un poco e dopo qualche minuto arrivano anche Alice e Gabriele. Possiamo riprendere il nostro giro per la grotta piccola di Muro Pizzo.

La nuova grotta dovrebbe essere subito dietro la grotta grande che abbiamo appena lasciato. Bisogna fare un giro largo per evitare un ammasso di cespugli di rovi. Mi allontano dall’ingresso della grotta grande prendendo a destra e mi trovo subito davanti a un bel panorama.

Dico ai miei amici che, anche se i primi cinque metri sono scoscesi, poi parte un sentiero comodo. Maria e Gabriele diffidano della mia valutazione e vanno in ricerca di un’altra strada, Alice invece sfida la sorte e mi segue.

Con un pizzico di fortuna, dopo pochi metri di facile sentiero eccoci arrivati alla grotta. Anche lei come la sua sorellona si presenta con un portale di tutto rispetto.

Non male direi.

Maria e Gabriele ancora non sono arrivati. Alice ed io entriamo subito a curiosare. La grotta e’ molto piu’ piccola dell’altra, in pratica una sola grande sala con due brevi diramazioni verso il fondo. Quando sentiamo arrivare anche Maria e Gabriele decidiamo di poter dare fine alla visita, ringraziamo la grotta per l’ospitalita’ e usciamo.

Una volta riuniti fuori dalla grotta facciamo il punto della situazione. La visita alle grotte conosciute l’abbiamo terminata, nel frattempo Alessandro ha mandato un messaggio a Maria per avvertire che e’ arrivato alla “quasi-grotta” che sta scavando e che ci aspetta la’. Riprendiamo gli zaini e ci avviamo. Io riprendo per il sentiero fatto all’andata, i miei amici, Alice compresa, optano per l’altro quindi li perdo momentaneamente di vista.
Queste “pallette” non ho mai capito cosa siano, pero’ mi sono simpatiche e le fotografo.

Quando arrivo alla quasi-grotta trovo Alessandro gia’ al lavoro, dei miei altri amici ancora nessuna traccia.

Ci salutiamo cordialmente, sono tanti anni che non ci capita di incontrarci e lo rivedo volentieri. Alessandro sta scavando al buco che ho visto prima e ho giudicato poco promettente. Gli dico sinceramente che preferisco scavare al buchetto con aria che avevo notato. Lui per il momento rimane al suo scavo mentre io inizio a liberare il buco che voglio scavare.
Dopo un buon quarto d’ora arrivano anche gli altri miei amici. Ci annunciano di aver trovato un altro pozzo. Alessandro spegne le loro speranze dicendo di averlo sceso e che chiude inesorabilmente dopo nemmeno quattro metri. Alice inizia subito a dare una mano ad Alessandro, Gabriele si siede vicino a Maria e la intrattiene parlando un po’ di tutto. Dopo un po’ Alessandro e Alice si spostano dove sto scavando io, cosi’ possiamo concentrare gli sforzi in un solo punto. Alternandoci a spostare sassi e terra il lavoro procede, lento ma procede. L’aria fredda sembra aumentare.

Andiamo avanti per circa tre ore alternandoci spesso. Alessandro ci racconta che, da notizie raccolte in paese, questa un tempo era una grotta visitabile ma e’ stata chiusa dai pastori per evitare che ci cadessero dentro le bestie al pascolo.

La stanchezza c’e’ ma non e’ lei a fermarci ma il tempo tiranno. Verso le cinque e mezzo di pomeriggio rifacciamo gli zaini e torniamo alle auto. Giusto il tempo di fare una foto di gruppo e poi facciamo ritorno a casa.

Cosi’ si chiude un giro passato a conoscere grotte interessanti e a ipotizzarne almeno una nuova. Gradevolissima giornata. Alla prossima.