Abisso veramente – 15 marzo 2026

Con Laura e Marco a continuare il lavoro in questa grotta veramente interessante!

La mattina arrivo al solito parcheggio con quasi un’ora di anticipo. Mi preparo con molta calma poi decido di attendere i miei amici. Se ho capito bene oggi saremo solo noi 3 e servira’ sicuramente una mano per portare tutto il materiale. Quando arrivano oramai scalpito per partire, sopporto male le attese. Quando vedo che sono quasi pronti inizio ad avviarmi e li aspetto dopo la prima salita.

Proseguiamo sul sentiero, la prima parte e’ bella ripida tanto che Marco mi chiede almeno un paio di volte se sono sicuro sia quello il sentiero giusto. Che dire, certo che non sono sicuro! Pero’ ci sono ottime probabilita’ che lo sia o che comunque ci porti dove vogliamo arrivare. Fino a ora il senso d’orientamento mi ha tradito raramente, quindi ogni volta rispondo a Marco con sicurezza che si, e’ il sentiero giusto.

Infatti, dopo il primo tratto in salita intercettiamo un sentiero piu’ ampio e che procede con un largo zigzag verso il punto dove siamo diretti. E’ molto comodo e la lieve salita permette anche di fare moderata chiacchiera mentre si cammina. Dopo una ventina di minuti siamo alla solita palina che indica sentieri e destinazioni. Come sempre le dedico una foto, oggi con un’atmosfera un po’ fosca a causa della nebbia.

Mi fermo ad attendere Laura e Marco, che arrivano ognuno col proprio passo. In realta penso che Laura potrebbe tranquillamente prendere il largo e distanziarmi senza fatica ma non vuole mortificarmi quindi modera la velocita’.

Dopo la palina proseguiamo sul sentiero, ora sono ragionevolmente sicuro della direzione da prendere, pero’ Marco, complice la nebbia, continua ad avere dubbi quindi chiede di nuovo se sono sicuro. Ancora una volta gli rispondo che si, sono sicuro…e stavolta con la quasi certezza di non sbagliare!

Quando il bosco inizia ad aprirsi un poco e’ il momento di piegare verso destra. Nonostante la nebbia, si intuisce la piana sottostante ma il mare che di solito si intravede all’orizzonte oggi sara’ solo da immaginare. Scendiamo tra mucchi di sassi affioranti fino a quel gruppo di faggi piu’ avanti, una decina di metri piu’ in basso. Ricordavo bene, raggiungo uno di essi, ci giro intorno ed ecco la nostra grotta.

Oggi tira un vento teso e freddo assai, sara’ un piacere stare qua fuori ad attendere il proprio turno per entrare in grotta a lavorare. Marco appena arriva posa lo zaino e ci chiama a se’. Facciamo la conta per chi entrera’ per primo. Dalla conta esce Marco che quindi si prepara svelto. Laura decide che per riscaldarsi accendera’ un fuoco quindi inizia ad andare in giro a raccogliere legna fina e possibilmente non troppo bagnata. Io cerco di dare una mano a Marco nel sistemare la corda su cui scendere e nel frattempo inizio ad indossare l’attrezzatura.

Marco entra e inizia a lavorare alacremente, col fumo verifichiamo che la grotta soffia con decisione, buon sintomo di vitalita’ che ci rincuora sempre.

Io intanto termino di vestirmi e inizio a seguire Laura nei suoi tentativi, per ora vani, di accendere un fuoco.

Aveva una specie di diavolina ma sembra non fosse molto funzionante, forse si era bagnata anche lei. Allora la vedo sparire e tornare dopo qualche minuto con una cosa strana in mano. Quando lo vedo da vicino lo riconosco, e’ una di quei funghi legnosi che crescono di preferenza sul legno di tronchi d’albero caduti o comunque su legno marcescente. Laura me lo mostra chiamandolo “fungo esca”, mi spiega che era molto usato per “trasportare” il fuoco da un posto all’altro perche’ una volta acceso lo rimane per molte ore. Sono dubbioso su quanto mi racconta ma alla fine dovro’ ricredermi. Ignara o noncurante del mio scetticismo Laura continua nei suoi tentativi. Il fungo con mia meraviglia prende fuoco molto facilmente, non fa fiamma ma una brace che non pare volersi spegnere. Mentre lui, il fungo, continua a bruciare e sviluppare calore Laura lo mette sotto il cumulo di rametti che vuole accendere e lo lascia a fare il suo lavoro. Nel frattempo si avvia scomparendo di nuovo alla ricerca di rami secchi o non troppo umidi per alimentare il fuoco quando si accendera’. Quando torna col suo bottino mi regala un’altra perla di saggezza: “La legna riscalda 2 volte” intendendo dire che riscalda quando la vai a raccogliere e poi ancora quando la bruci. In effetti e’ proprio cosi’, non ci avevo mai pensato.

Marco mi distoglie dalle attivita’ “fuochistiche” di Laura perche’ e’ finalmente il mio turno per scendere. Sono pronto. Prendo tutto il necessario e vado. Arrivo giu’ dove stiamo allargando e sistemo tutte le robe necessarie nel poco spazio che c’e’. Per rendere il lavoro piu’ piacevole c’e’ un allegro stillicidio e dell’acqua che rivola allegramente lungo le pareti, il tutto condito con un poco di fango, che non guasta mai. L’unica nota positiva e’ che qua dentro fa meno freddo che fuori.

Faccio quel che riesco e quando sono “finito” esco per avere il cambio. Al mio posto entra Laura armata di martello e determinazione. Io intanto mi levo di corsa la parte superiore della tuta e tiro fuori dallo zaino la giacca a vento per evitare il congelamento.

Quando Laura esce tocca di nuovo a Marco. Laura riprende a curare il fuoco che ancora stenta a vivere. Soffia con accanimento sul fungo esca mettendoci dei legnetti sopra. Mi faccio coinvolgere da tanta passione e cerco di darle una mano soffiando anche io quando lei si stanca. Alla fine i legnetti cedono al nostro accanimento e una timida fiammella appare tra i legnetti disposti a pira. Quando Marco esce Laura puo’ mostrargli con giusto orgoglio un allegro fuocherello vicino al quale scaldarsi le mani dopo le umide fatiche ipogee.

Marco esce dalla grotta conciato come una statua di fango bagnato. Io nel frattempo mi sono ghiacciato a puntino, non ho molta voglia di rientrare. Anche Laura, gia’ appagata abbastanza dalla vittoria contro il fuoco recalcitrante, afferma che non ha molta voglia di entrare di nuovo in grotta. Marco oramai e’ gia’ “strafonto” (molto bagnato!) quindi si rassegna a rientrare appena ripreso fiato e prima di freddarsi troppo al vento gelido. Laura ha un ottimo udito e, mentre Marco ci aggiorna sulla situazione in grotta, sente passare altri amici, lassu’ dove passa il sentiero. Sicuramente si tratta di speleo dell’ASR che vanno a scavare alla nuova grotta, la “brancaleone”, che spero considerino di inserire a catasto non appena sara’ accessibile. Li salutiamo da lontano riproponendoci di passare a trovarli piu’ tardi.

Marco rientra per un’infangata suppletiva e noi lo seguiamo dall’alto.

In particolare Laura segue i lavori di Marco mentre io cerco invano un punto piu’ riparato dal vento.

Dopo un tempo congruo e utile a stancarsi per bene Marco termina per oggi il lavoro. Lo vediamo sparire nel buio, poi ci spieghera’ che e’ andato un poco avanti a buttare giu’ sassi e a valutare cosa ci sara’ da fare le prossime volte. Tornato indietro recupera tutti i materiali e risale disarmando. Mentre lo aspettiamo Laura ed io spegniamo con cura il fuoco acceso con tanta fatica, facendo attenzione a non lasciare pericolose braci in giro. Per fare la mia parte da cronista dell’uscita accompagno la risalita di Marco con tante foto. E’ fuori, per oggi abbiamo terminato.

Una volta tolta l’attrezzatura, sistemati i materiali e ricomposti gli zaini li issiamo in spalla e ci avviamo per andare a trovare i nostri amici dell’ASR alla “Brancaleone”. Vado a occhio, per prima cosa salgo a raggiungere il sentiero che corre lungo la cresta. Prendo a destra e dopo un cinquecento metri devio sul versante a sinistra iniziando poi a procedere in diagonale. Poco prima di arrivare alla grotta incontriamo 3 speleo del gruppo “Brancaleone” con cui ci fermiamo a scambiare qualche parola. Dopo, quando li salutiamo, trovare la strada per la grotta e’ semplice, basta seguire la traccia lasciata da loro. Passiamo accanto al catravasso barbanera e da li’ basta proprio poco per raggiungere la nuova grotta.

Laura arriva col suo passo, Marco lo vedo lontano, ha preferito tenersi piu’ in quota.

Eccoci arrivati. Anche loro hanno dichiarato terminata la giornata e stanno facendo le ultime rifiniture all’ingresso.

Sono un bel mucchio di speleo. Fa speranza e un po’ di invidia vedere un cosi’ folto gruppo di persone appassionarsi per una grotta, soprattutto visto l’attuale stato di desertificazione in cui mi sembra versare la speleologia laziale.

Sono tutti in circolo intorno all’ingresso della grotta. Ci mettiamo anche noi con loro e scambiamo qualche parola per informarci reciprocamente su quanto fatto oggi.

Quando il freddo inizia a mordere di nuovo prendo commiato dall’allegro gruppo e inizio a salire di buon passo col solo intento di scaldarmi un po’. Laura e Marco mi seguono con piu’ calma.

Mentre ero alla grotta Brancaleone ho riacceso il GPS, col suo aiuto ritrovo una delle grotte rintracciate la volta scorsa.

Mi fermo per mostrarla ai miei amici. Marco giustamente la liquida dicendo che non si possono avere altre cose da fare. L’abisso veramente ci basta e avanza, per ora.

Riprendiamo il cammino. Faccio una foto a questa pozza d’acqua nata in grembo a un faggio, magari sara’ utile come abbeveratoio d’emergenza per le mucche al pascolo.

Passando per la palina non posso negarle ancora una foto.

Strada facendo veniamo affiancati e poi inglobati nel gruppo “brancaleone” che ha chiuso il cantiere subito dopo la nostra partenza.

Facciamo la strada assieme anche quando prendo un sentiero quasi accennato che pero’ ci porta nella direzione giusta.

Eccoci infine alle macchine dove ci attendono vestiti asciutti e caldi.

Dopo esserci cambiati partecipiamo al rinfresco organizzato dai ragazzi dell’ASR con birre, patatine, taralli e anche qualche fetta di formaggio e di salame. Dopo lo spuntino prendiamo commiato e partiamo, Laura e Marco con il furgone di Marco, io con la mia auto. Quando sono quasi a Carpineto ricevo una chiamata da Marco che dice: “Visto che sono quasi le 6, che ne diresti di andare a fare cena da qualche parte?”. Come si puo’ rifiutare un’offerta del genere? La giornata quindi termina “con le gambe sotto al tavolo”, ovvero nel migliore dei modi, mangiando in buona compagnia. Alla prossima.

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About fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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