Una tranquilla uscita con Maria in una giornata infrasettimanale a ricercare ingressi dalle parti di pian dell’Erdigheta.
La mattina alle 7 raggiungo Maria in metro subito partiamo alla volta di Carpineto Romano. Facciamo sosta per strada per fare colazione poi proseguiamo diretti per pian della Faggeta quindi prendiamo la sterrata fino al parcheggio dove attacca il sentiero per pian dell’Erdigheta.
Ci prepariamo velocemente, abbiamo quasi nulla da partare, e lento pede partiamo per l’irto sentiero.

Poco prima di arrivare CATRAVASSO A CIMA DEL CULO DELLA FAGGETA(LA556) con Maria vediamo una posto interessante quindi deviamo decisamente a sinistra per andare a guardare da vicino. Inizialmente il posto sembra interessante ma non svela alcun segreto. Prendo a destra seguendo la flebile traccia di un sentiero e salendo vedo un buco che potrebbe essere interessante.

Aspetto che Maria mi raggiunga e intanto scatto qualche foto ai bei fiori che mi circondano.


Visionato e commentato a dovere il buco riprendiamo a camminare. Visto che ci siamo continuiamo per la traccia del sentiero che sembra andare nella direzione che serve a noi.

Salendo arriviamo nella zona in cui dobbiamo ricercare il primo ingresso che ci siamo prefissi: GROTTA DEL MEROPERSO(LA1071). A vedere il dirupo che ci troviamo davanti si riesce a intuire il perche’ del nome della grotta. In lontananza credo si vedano Roccagorga e Sezze.

Iniziamo a cercare l’ingresso della grotta. Maria rimane sopra a perlustrare, io scendo per lo scivolosissimo dirupo seguendo le indicazioni del GPS.

Quando sono nei pressi presunti dell’ingresso inizio a girare scrutando attentamente il terreno ma trovo nulla.

Continuo a girare in tondo per un poco ma senza notare tracce di un ingresso di grotta, nemmeno piccolo a piacere.

Da sopra Maria mi indica che si prova a muoversi in quota facendo un giro piu’ largo.
Alla fine del giro ci incontriamo di nuovo sul sentiero e con le pive nel sacco proseguiamo sperando maggior fortuna con i prossimi punti da cercare.

Siamo ancora sul sentiero piu’ in alto rispetto a quello “solito” quindi proseguiamo. Per ritirarci su di morale andiamo a cercare una delle grotte lungo il sentiero che non avevamo preventivato di cercare perche’ hanno il punto GPS e dovrebbe essere abbastanza preciso. Si tratta di Grotta Rickina(LA2284). La troviamo senza difficolta’ e ne prendiamo le foto, che sono sempre utili.


Ci basta poco per essere contenti! Ripartiamo per il nostro giro con maggiore allegria. Strada facendo incontriamo un tratto di sentiero con dei piccoli “totem” di pietra verniciati di rosso sulla sommita’. Maria afferma che gli sembra un “cimitero indiano”, detto fatto, questo sara’ il suo nome per noi d’ora in poi.

Maria che traversa il cimitero indiano con molta soddisfazione.

Subito dopo inizia l’ultimo saliscendi prima di arrivare alla piana dell’Erdigheta. Qua ritrovo fortunosamente il “buco del babbo” che trovammo con Luca durante un’escursione di un paio d’anni fa.

Aspetto che Maria mi raggiunga per mostrarglielo.

Eccoci finalmente a pian dell’Erdigheta.

Pieghiamo a destra per tornare in prossimita’ del sentiero nel punto in cui passa a fianco dell’inghiottitoio.

Ne approfitto per prendere un paio di foto dell’ingresso, ne ho a iosa ma qualcuna in piu’ male non fa.


Dopo aver ammirato a dovere l’inghiottitoio andiamo avanti nella piana per qualche metro, fino ad incontrare il buco che scavammo con Giuseppe alcuni anni fa.

Il cerchio di pietre che ricordavo di aver fatto attorno al buco oramai e’ scomparso. I sassi ora sono praticamente tutti dentro al buco e, per dirla come Nerone, l’hanno appilato per bene.

Una foto a Maria vicino al buco di Giuseppe non poteva mancare.

Ora che dobbiamo cercare? Maria consulta i suoi appunti e dice che c’e’ il POZZETTO DELLE CAROGNE(LA811) che ha bisogno di una nostra visita. Prendiamo la direzione partendo dall’inghiottitoio e dirigendoci a sud. Dopo un centinaio di metri lo troviamo.

Eccolo qua, secondo “l’Alberta” deve il suo nome al fatto che era usato per scaricarvi le carogne di pecore malate. Dentro questa grotta ci deve essere un bell’ossario ovino.

Aspetto Maria che arriva col suo passo, lento ma inarrestabile. Intanto controllo che il GPS sia pronto per riprendere il punto. E’ a una precisione di 3 m, meglio non si riesce a fare quindi procedo.

Inizia ad avvicinarsi ora di pranzo e dobbiamo iniziare a tornare verso l’auto. Ci fermiamo un attimo a decidere cosa altro fare. La scelta cade sul POZZETTO DELL’ESERCITAZIONE(LA1464) che e’ diametralmente opposto alla grotta appena ritrovata. Lemme lemme torniamo verso l’inghiottitoio e proseguiamo grossomodo verso nord. Strada facendo ci sono dei punti interessanti che naturalmente ci fermiamo a guardare.


Appena ricomincia la salita noto un buchetto interessante e vada a guardare da vicino.

E’ piccino assai ma ha un aspetto simpatico.

Ora la direzione che mi suggerisce il GPS e’ tutta in salita. Vado su di buon passo ma suggerisco a Maria di tenersi bassa e girare attorno all’altura che sto scalando cosi’ magari trova qualcosa di nuovo.

Il GPS indica ancora piu’ su…

Tutto intorno solo una miriade di sassi. Trovare un buco qua in mezzo e’ assai arduo, praticamente fortuito, se non ci caschi dentro non lo vedi.

Maria e’ li’ sotto da qualche parte ma l’ho persa di vista, ci recupereremo dopo.

Una roccia consumata da…

Un picco di roccia attira la mia attenzione e lo fa a ragione! Subito sotto di lui c’e’ un bel buco.

Eccolo qua in tutta la sua magnificenza. Per ora prendo le foto, poi vedro’ di che grotta si tratta. In teoria potrebbe essere il POZZO DELLO SFORZO(LA1717).


Con una telefonata e qualche urlo mi ritrovo con Maria. Riprendiamo il cammino per ritrovare il sentiero e quindi per discenderlo fino alla macchina.

Passiamo per una dolina immensa che non vuole mostrare quel che nasconde.

Maria arriva, con la scusa di aspettarla mi fermo a riprendere fiato.

Tento anche un selfie, tanto per far vedere anche il mio faccione barbuto ogni tanto.

Siamo al cimitero indiano!

In discesa seguiamo il sentiero senza deviazioni.

Lo spesso strato di foglie e’ una trappola scivolosa quando sotto si nasconde una radice.

Stavolta non manco il CATRAVASSO A CIMA DEL CULO DELLA FAGGETA(LA556) che riesplorai anni fa insieme a Giuseppe, che approfitto per salutare, la’ nelle lontane puglie dove e’ tornato a vivere.

Rifaccio le foto dell’ingresso che male non fa.


Da li’ in poi per arrivare alle macchine e’ quasi un attimo.

E’ giusto l’ora di pranzo, dopo esserci cambiati partiamo alla volta della Sbirra per un meritatissimo piatto di fettuccine. Strada facendo avvertiamo Luca che subito ci rassicura dicendo che un posticino lo si trova.
Dopo il lauto pasto e i saluti di rito a Floriana e Luca riprendiamo la strada di casa ben soddisfatti della bella passeggiata in ricognizione. Alla prossima.