Una bella passeggiata in cerca di ingressi noti e non, conclusa con un poco di scavo insieme a tanti amici del “gruppo Lothar”.
La mattina parto da casa di buon ora, voglio arrivare presto a Carpineto Romano per fare un giro alla ricerca di ingressi che a Catasto risultano senza punto GPS. Arrivato al parcheggio dove si lascia l’auto per le grotte di questa zona, mi preparo velocemente e cerco di partire issando lo zaino in spalla. Quando non riesco a sollevarlo mi rendo conto con rammarico di aver esagerato nello stiparci dentro roba. Dovro’ rinunciare a qualcosa. Tolgo quindi il trapano e la sua batteria, tolgo il martello e buona parte delle placchette.
Ora lo zaino e’ “solo” pesante e riesco a caricarmelo in spalla. Chiudo l’auto e parto. La mia prima meta e’ il gruppetto di grotte intorno alla piu’ rilevante, la grotta Miguel Enriquez. Per andare verso di loro decido di non seguire il sentiero usato la volta scorsa per andare all’Abisso Veramente ma salgo piu’ diretto. Col mio fido GPS (di cui, ahime’, non riesco quasi piu’ a leggere il minuscolo schermo!) faccio la traccia della mia passeggiata che vi mostro. A fine giornata avro’ fatto 6 chilometri con almeno 200 metri di dislivello, un’inezia per i professionisti dell’escursionismo ma piu’ che abbastanza per me.

Come dicevo, zaino in spalla e parto. Una foto di commiato verso l’auto ci sta bene. La fotocamera e’ nel suo periodo “stellare” e produce foto con dei simpatici effetti luminosi.

Ogni tanto incrocio il sentiero ma per la maggior parte del primo tratto di bosco salgo su dritto per dritto…per quanto riesco.

Dopo una lunga salita incontro di nuovo il sentiero ma posso seguirlo per poco per poter raggiungere le grotte.

Poco piu’ avanti c’e’ un tornante, subito dopo riprendero’ il fuori sentiero.

Devo salire su, fino alla cresta dove intercettero’ un altro sentiero, quello per la cima del monte Semprevisa, che poi seguiro’ per un breve tratto.

E’ quasi il momento di lasciare il sentiero. Dall’alto arriva un escursionista con il suo cane al guinzaglio. Si vede che la mia faccia affaticata si nota perche’ passando mi saluta dicendo: “dai che sei quasi arrivato!”. In effetti sono quasi arrivato, ma non dove pensa lui!

Lasciato il sentiero seguo il mio GPS fino ad un’area fittamente cosparsa di sassi affiorant, tutti ricoperti da un robusto strato di muschio. Trovo subito un primo buco, sono arrivato a quanto sembra.

Poggio a terra lo zaino e metto il GPS vicino alla grotta per farlo assestare e poter prendere il punto.

Inizialmente ipotizzo possa essere lui l’ingresso della grotta Miguel Enriquez ma girando gli occhi trovo qualcosa di meglio. Addirittura su un sasso sopra l’ingresso trovo la firma del gruppo esploratore, si deve essere proprio questo.



Dall’ingresso della Enriquez faccio una foto verso il primo buco che ho trovato. Veramente i buchi vicino lo zaino sono ben 3 e per oggi mi rimarra’ il dubbio su quale sia il loro nome, sempre che siano effettivamente catastabili.

Non ho tanta voglia di entrare in grotta da solo, comunque ho trovato la grotta che cercavo e gia’ posso dirmi soddisfatto. Avrei potuto cercare di riprendere anche i punti delle altre ma sinceramente non saprei come distinguerle, non ci sono foto degli ingressi e la loro descrizione e’ un triste “Non presente”.
Sono le 10, riprendo il sentiero e lo seguo, ora voglio arrivare all’abisso veramente dove incontrero’ i miei amici.

Lungo il sentiero, ora sono in direzione di pian dell’erdigheta e dell’abisso Consolini, trovo tracce di quello che mi sembra una grotta brutalmente tappata, mi fermo a guardare ma ci vorrebbe troppo lavoro per verificare.

Oramai sono a 2 passi dall’incrocio dei sentieri e infatti incontro l’OUSO II A COLUBRELLA(LA795), ingresso che avevo gia’ trovato la volta scorsa. Per simpatia ne riprendo le foto.


Eccomi arrivato all’incrocio dei sentieri.

Un riparo per la neve?!?

Ecco, riconosco questo panorama, sono vicino alla meta.


Un albero imponente e molto contorto.

Sono quasi alla grotta. Mi avvicino quatto quatto e solo Laura si accorge del mio arrivo ma poi ci perdiamo volentieri nei saluti con tutta la banda oggi riunita. Sono gia’ in parecchi e si stanno ancora preparando per entrare in grotta. C’e’ Laura come rappresentante femminile, ci sono poi Marco, Fabio, Pino, Piero, Marco e Simone. Con Simone in particolare e’ un incontro emozionante, ci siamo visti l’ultima volta che aveva circa 20 anni, lo rivedo oggi a piu’ di 30 anni di distanza. Ora ha i capelli bianchi ma nello spirito ritrovo il ragazzo che ricordavo.

Visto che all’abisso Veramente sono gia’ in tanti e che il posto per lavorare e’ angusto, circuisco Laura e la convinco a seguirmi, vorrei ritrovare una grotta nuova. Visto che Laura non ha portato con se’ l’attrezzatura oggi e’ venuta in veste di sherpa. E’ senza attrezzatura, pero’ ha portato i guanti e, quando mi accorgo di aver lasciato i miei in macchina, me li presta volentieri. Bene, possiamo andare.
Strada facendo incontriamo una piattaforma costruita su un albero e Laura ci si avventura sopra.



Con un poco di fatica e altrettanta fortuna riusciamo a trovare l’ingresso della grotta che cercavo. Forte della compagnia di Laura decido di andare dentro a dare uno sguardo. Mentre mi preparo lei fa la sua parte provvedendo all’armo iniziale. Si tratta di un pozzo di una trentina di metri, la partenza non e’ larghissima ma nemmeno troppo impegnativa.

Scendendo provo a fare foto agli animaletti che incontro ma non so se la fotocamera riuscira’ a fare il suo dovere.

Dopo 10 metri di discesa servirebbe un frazionamento ma non lo trovo. Provo a continuare la discesa e finalmente trovo un fix pero’ noto che e’ troppo in basso e 5 metri piu’ in alto la corda struscia malamente sulla parete. Risalgo con cautela e uso un cordino per armare un frazionamento su uno spuntone di roccia. Meglio. Inverto la direzione e scendo fino alla base del pozzo. Qua, spostandomi in piano nello stretto di un paio di metri potrei scendere ancora ma visto che il posto e’ anche ingombro di sassi decido di desistere. Mi limito a lanciare qualche sasso di sotto e valuto si tratti di un altro P10.
Gli amici che hanno visitato questa grotta prima di me hanno detto che ancora piu’ sotto c’e’ un muretto a secco, testimonianza di una precedente esplorazione a opera di ignoti, e un altro pozzo di almeno 40 metri con la partenza da allargare.

Faccio ancora qualche foto torno torno e poi riprendo la corda per salire. Visita breve, ma meglio cosi’, non posso far aspettare troppo Laura.





Mentre mi fermo a prendere fiato faccio una foto al bozzolo di uno dei tanti ragni che ho visto scendendo.

Appena fuori trovo una Laura stufa di aspettare da sola. Mentre mi cambio lei gentilmente si presta a togliere corda e attacchi ma una volta terminato mi saluta e parte decisa per raggiungere di nuovo il gruppo alla Veramente.
Abbandonato al mio destino termino di ricomporre lo zaino poi vado a fare quattro passi fino alla nuova grotta che stanno scavando. Non mi ricordo come si chiami quindi la battezzo grotta Belfagor.

Dopo la visita di cortesia alla nuova grotta riprendo le mie cose e con passo lento ma deciso mi dirigo anche io verso i miei amici.

Salgo in cresta a riprendere il sentiero e lo seguo tenendomi sulla sinistra per catturare piu’ sole possibile. Questa scelta mi porta fortuna, trovo un’altra grotta che nemmeno avevo programmato di cercare! S tratta della grotta della Grandine(LA497) ovvero ouso delle quattro dita. Gli faccio qualche foto e la lascio in pace.




All’abisso Veramente l’attivita’ ferve. Ora e’ il turno di Marco a scendere. Per l’occasione sta provando il nuovissimo discensore a stop prestatogli da Piero.

Una foto di gruppo ci sta sempre bene.

La grotta respira con decisione.

Dopo Marco rubo il posto a Piero e scendo io a lavorare per un poco. Stando fuori iniziavo a sentire freddo, scendo per muovermi nel tentativo di scaldarmi ma serve a poco, nel punto in cui si deve lavorare e’ molto umido e mi bagno parecchio nello stare li’. Cosi’ quando esco ho piu’ freddo di prima.

Stavolta Pino, prima di iniziare i lavori di allargamento ha fatto un salto giu’ al fondo e ha detto che puo’ valere la pena lavorarci. Potrebbero esserci sviluppi in un prossimo futuro. Per ora solo freddo. Terminato il mio “turno” inizio a salire. Il tratto nuovo da salire, quello aggiunto oggi, sara’ di 5 metri ma si tratta di 5 metri scomodi, avrei allargato un po’ di piu’.

Fuori trovo ancora un barlume di sole e cerco di rubargli un po’ di calore. Piero scende a fare la sua parte, gli altri si sono cambiati e fanno chiacchiera al sole. Per prima cosa restituisco i guanti a Laura ringraziandola per il gentile prestito poi vado in cerca di un po’ di sole anche io.

Piero ha finito e ci avverte che sta risalendo. Visto che oramai la giornata e’ terminata provvede anche al disarmo.

Quando siamo tutti pronti, io mi sono tolto l’attrezzatura e ho riformato lo zaino pesante, ci carichiamo il basto sulle spalle e partiamo di buon passo per raggiungere le auto. Fabio guida il gruppo. Al ritorno seguiamo il sentiero, e’ molto piu’ comodo e meno faticoso, Solo Marco e Piero si concedono di tagliare un paio di curve.

Una foto alla palina ci voleva proprio.

Eccoci alle auto. La camminata mi ha scaldato ma gli abiti asciutti sono un’altra cosa!

Ce la prendiamo comoda, sono quasi le 18 e tra poco aprira’ il ristorante e potremo mangiare qualcosa di sostanzioso e caldo, un’ottima maniera per chiudere una bella giornata. Alla prossima.